Rapporto-Censis-metà della-popolazione-italiana-utilizza-Internet

Ieri è stato presentato il 9° rapporto Censis/Ucsi sulla comunicazione in Italia dal titolo “I media personali nell’era digitale” (titolo di per sé già significativo) che sta facendo molto discutere rispetto al paradigma di graduale cambiamento della fruizione dei mass media e new media in Italia, in linea con quanto sta accadendo, con tassi di crescita più elevati, negli altri paesi del mondo. L’uso della televisione rimane molto alto, il dato si attesta intorno al 97,4%, ma bisogna studiare anche le modalità e la fruizione (se attiva o passiva, cioè il ciclo della notizia dalla tv agli altri mezzi). Internet nel 2011 sta superando la soglia del 50% (53,1%) di utenti che si collegano per informarsi.

Il web dunque che inizia a sostituire la tv? Nel nostro paese il processo è molto lungo, e chissà se avverrà mai in generale, ma alcuni dati sull’uso dei media digitali fanno emergere almeno un’interazione tra i due media, un’uso crossmediale in cui gli utenti, e i cittadini, si stanno sempre più specializzando: il 17,5% della popolazione segue programmi tv scaricati dal web, anche da altre persone. Il 12,3% delle persone stanno modificando l’uso stesso stesso della tv, guardandosi i programmi preferiti in differita su Internet sui siti dei canali televisivi, mentre il 22,7% utilizza YouTube per accedere a canali di broadcasting (ma broadcasting in senso moderno infatti il claim di YouTube è emblematico: Broadcast Yourself che si può tradurre con “Trasmetti te stesso”). Naturalmente i processi di aggregazione e attendibilità delle news sono stabiliti da sistemi professionali di indicizzazione e rilevanza. Nella storia recente, sono accadute tragedie la cui conoscenza al grande pubblico è stata diffusa prima sui social media che alla tv. Le nuove tecnologie sono più veloci e capillarmente diffuse.

I giovani rendono possibile il cambiamento?

Coloro che stanno rendendo possibile il cambiamento di fruizione dei contenuti (televisivi, multimediali, di informazione, culturale etc.) sono naturalmente i giovani, meglio se istruiti: l’87,4% fra i giovani accede a Internet contro il 15,1% degli anziani (65-80 anni), il 72,2% dei giovani che amano Internet sono istruiti. Più che gli anziani, sorprende in Italia, il dato, difforme rispetto agli altri paesi europei, dei cosidetti over 55, come discusso all’ultimo IAB Event 2011 tenutosi a Roma. Gli over 55 italiani usano molto poco il computer e ciò causa un rallentamento della crescita di Internet. Il 47,6% dei giovani guarda programmi e canali su YouTube, il 36,2% segue programmi scaricati da altri ( si tratta della condivisione peer-to-peer dei file) e il 24,7% ricorre ai siti web delle emittenti tv: tra i generi preferiti c’è la musica (18,3%), lo sport (11,7% e i film (9,9%).

Per quanto riguarda l’uso dei  dispositivi mobile si registra una generale flessione del 5,5% anche se si registra una migrazione dell’utenza dai cellulari di vecchia generazione (-8%) agli smartphones (+3,3%). L’uso degli smartphones tra i giovani è aumentata del 39,5%.

Digital divide migliorato, aumenta il press divide

Mentre si abbassa il digital divide nel paese, visto che nel 2011 si supera la soglia del 50% di utenti Internet, aumenta il press divide. Continua inarrestabile la crisi della carta stampata: i quotidiani tradizionali perdono il 7% dei lettori tra il 2009 e il 2011 (19,2% in meno dal 2007) e aumenta la fruizione su Internet: +0,5%, con un’utenza del 18,2% anche se il Censis specifica che non bisogna considerare, per quanto riguarda il giornalismo sul web, solo le testate giornalistiche online, perché ci sono anche diversi portali Internet di informazione (fonti alternative) che fanno salire l’utenza di chi prende informazioni dal web al 36,6% degli italiani. Il 45,6% non legge giornali cartacei, percentuale aumentata rispetto al 39,3% di due anni fa, ma si informa solo sulla tv o su Internet. I giovani sono ancora protagonisti, vivono abitualmente la rete (l’84,6%) e preferiscono il web: il 53,3% hanno abbandonato la lettura di testi a stampa (nel 2009 la percentuale di riferimento era il 35,8%).

Rapporto-Censis-più-italiani-in-rete

La radio rimane con un’utenza stabile con livelli molto alti (8 italiani su dieci) mentre la fruizione televisiva è stata rafforzata dalla tv digitale terrestre, aumentando oltre di 48 punti percentuali dal 2009 e arrivando al 76,4%, dopo lo switch off a favore del DDT.

Interessante la nota del Censis sul gradimento degli italiani dei giornalisti, da una scala che va da 1 (minimo) a 10 (massimo), la televisione e la carta stampata non raggiungono nemmeno il livello sufficiente in termini di reputazione, 5,74 è il voto medio di credibilità della televisione e 5,95% è il voto dato ai giornali. Sono considerati molto più credibili e trasparenti la radio (6,28) e Internet (6,55) “percepito come un mezzo più libero e disinteressato” scrive l’istituto di ricerca.

Quali sono le conclusioni?

Questi dati confermano il cambiamento in atto del modello culturale; non più relazioni con i media top-down e broadcasting ma relazioni peer-to-peer, che iniziano dal basso (bottom-up) e tendono a costruire una società non più di massa, come qualche decennio fa, ma “tribale”, secondo alcune fortunate definizioni sociologiche; basata cioè sugli interessi reali delle persone che possono così svilupparsi di più come esseri umani e partecipare alla crescita culturale ed economica del paese. Internet permette un uso attivo delle news: l’interazione con le persone e la potenziale amplificazione della notizia cambia il paradigma culturale dove i contenuti rilevanti e attendibili vengono decisi dagli stessi utenti. La battaglia tra la tv e Internet si fa sempre più dura, sono i due mezzi che iniziano a contendersi la maggiorparte dell'offerta di informazione nella società e dunque anche la negoziazione dei valori: potere, giustizia, sanità, salute, informazione, cultura, ambiente etc. Internet entra come player fondamentale e i giovani (con un buon titolo di studio) stanno facendo sì che questo cambiamento avvenga.

Tuttavia i giovani, da soli, non possono trainare lo sviluppo dell’Italia che, come emerge dai dati, si muove a doppia velocità: Internet nel 2010 rappresentava il 2% del Pil, il 10% in più rispetto al 2009; l’Internet economy italiana arriverà prevedibilmente nel 2015 a una quota tra il 3% e il 4,3% del Pil, cioè tra i 59 e i 77 miliardi di euro: è un’occasione imperdibile per il paese visto il patrimonio culturale, commerciale, industriale e artigiano: la rete però deve essere considerata strategica dal governo per coinvolgere nel processo evolutivo anche chi non usa abitualmente il pc.