Libra, la criptovaluta di Facebook
23 Agosto 2019
16:23

La criptovaluta Libra è in bilico: tre aziende potrebbero sfilarsi dal piano di Facebook

Secondo fonti del Financial Times alcune delle aziende partner dell’associazione Libra si sono dimostrate preoccupate dell’accoglienza negativa riservata alla criptovaluta da parte degli enti regolatori di tutto il mondo. Dal canto suo Facebook sembra lamentare uno scarso appoggio dei suoi partner nei confronti dell’iniziativa.
A cura di Lorenzo Longhitano
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Libra, la criptovaluta di Facebook

Il cammino della criptovaluta Libra, lanciata da Facebook ma sostenuta da un consorzio di altre 28 grandi aziende, sta iniziando a farsi più accidentato. Secondo quanto riporta il Financial Times infatti tre delle società partner del progetto avrebbero nell'ultimo periodo manifestato la propria intenzione di sfilarvisi per via della diffidenza che l'iniziativa sta incontrando presso gli enti regolatori di tutto il mondo.

Solo pochi giorni fa in effetti la Commissione Europea aveva confermato di aver messo la criptovaluta sotto scrutinio per assicurarsi che il suo eventuale avvento non avrebbe configurato un abuso di posizione dominante da parte dei membri che la sostengono. Questa e altre preoccupazioni che fin dal giorno dell'annuncio hanno accompagnato i primi mesi di sviluppo della criptovaluta sembra abbiano messo in allarme alcuni degli stessi sostenitori dell'iniziativa. Facebook dal canto suo sembra lamentare il fatto che nessuna delle aziende partner si sia ancora esposta in difesa della criptovaluta, mentre tra le fonti del Financial Times c'è chi attribuisce le responsabilità della situazione attuale al fatto che prima del lancio non siano stati tenuti abbastanza colloqui preventivi con gli enti nazionali e internazionali che dovrebbero regolamentare la criptovaluta.

L'impatto che le possibili defezioni potrebbero avere sulla tenuta del progetto però è ancora poco chiaro. A ciascuno dei fondatori dell'associazione Libra è stato infatti chiesto un identico investimento iniziale di 10 milioni di dollari per l'adesione, ma al di là del contributo economico il peso della loro partecipazione al progetto non è identico: dell'associazione del resto fanno parte Spotify e Lyft, così come Visa, Mastercard e PayPal che nell'ambito dei pagamenti online possono fare la differenza. Purtroppo però il Financial Times non ha diffuso i nomi dei soggetti che hanno espresso il proprio malcontento.

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