Come anticipavamo già in un articolo precedenteWhatsApp ha trovato il modo di inserire gli annunci pubblicitari nella sua App, aggirando senza problemi gli ostacoli della crittografia. Come previsto tra le poche opzioni plausibili, saranno proprio gli stati a fungere da cavallo di Troia per la loro apparizione, utilizzando i post sponsorizzati di Facebook. In questo modo gli inserzionisti vedono aprirsi un nuovo spazio, che ad oggi conta un miliardo e mezzo di utenti in tutto il mondo, collegati sia tramite App che da Desktop.

Le "storie" di WhatsApp

Gli stati su WhatsApp vennero lanciati proprio un anno fa seguendo la scia di Instagram e Snapchat (con le cosiddette “storie”), che per prime introdussero questo servizio – divenendo presto molto popolare – fino a superare Snapchat nella frequenza dell’utilizzo. La funzione consente di utilizzare una combinazione di testo, foto e video – crittografati allo stesso modo dei messaggi – gli aggiornamenti sono visibili ai propri contatti per 24 ore, prima della loro scomparsa.

Quando una società rema contro i suoi padri

Gli stati potranno mostrare degli annunci pubblicitari a partire dal 2019, lo annuncia durante un evento tenutosi a Nuova Delhi il vicepresidente della società Chris Daniels.

Inseriremo annunci pubblicitari negli Stati. Sarà la modalità di monetizzazione principale per l'azienda e un'opportunità per le aziende di raggiungere le persone su WhatsApp.

Questo cambiamento non è stato certo indolore. Pensiamo solo al fatto che lo stesso fondatore di WhatsApp Jan Koum ha dovuto rassegnare le dimissioni proprio lo scorso maggio. Le motivazioni che trapelarono all'epoca riguardavano anche il dilagare di fake news e truffe nella piattaforma, ma già cominciavano a venir fuori le prime indiscrezioni sulla possibilità di aggirare la crittografia, che pure doveva essere il principale punto di forza della App, ma al contempo rendeva praticamente impossibile l'inserimento di spazi pubblicitari adattabili alle preferenze dei singoli utenti, cosa che a Koum non preoccupava affatto, non avendo mai fatto mistero del suo disappunto riguardo all'idea di monetizzare la piattaforma in quel modo. Venne preceduto un anno prima dal cofondatore Brian Acton, si suppone per le stesse ragioni. Forse l'acquisto da parte di Facebook nel 2014 doveva avere già contribuito a creare i primi attriti.