"È iniziato tutto nel nostro dormitorio". Durante la sua testimonianza davanti al Congresso, Zuckerberg ha provato più volte a giocare la carta dell'empatia con un'immagine che ormai in molti legano alla Silicon Valley: le umili origini in un garage o un campus universitario. E in effetti è così, Facebook è nato in un dormitorio. Il punto è che proprio queste origini sottolineano una delle più grandi problematiche del social network: Facebook non è semplicemente nato in un dormitorio, è nato nel dormitorio di Harvard, una delle istituzioni scolastiche più prestigiose degli Stati Uniti. E proprio come i giornalisti della grandi testate americane sfornati da Harvard non sono riusciti a prevedere la vittoria di Trump perché troppo distanti dal fango degli stati del sud, Facebook ha fallito nell'individuare le realtà malevole attive sulla piattaforma perché nato e cresciuto nello stesso ambiente.

Le "umili" origini di Facebook sono d'altronde legate a stretto giro con i suoi problemi: nascere e crescere all'interno di un gruppo di ragazzini privilegiati rende estremamente facile scivolare nell'errore e non accorgersi del mondo (vero) che ti circonda. Così come rende estremamente difficile notare le operazioni degli operatori esterni malevoli attivi sulla piattaforma. Che siano le realtà responsabili della diffusione di fake news o le interferenze russe basate proprio sullo sfruttamento degli strumenti di Facebook. Ma anche, appunto, l'ascesa di Trump e delle operazioni portate avanti da aziende come Cambridge Analytica. È tutto un inseguire, un fidarsi di realtà negative e, in generale, di sbagliare.

La testimonianza davanti al Congresso non ha fornito particolari novità riguardo la strategia dell'azienda di Menlo Park nell'immediato futuro: Zuckerberg ha risposto alle domande dei senatori ricordando tutte le contromisure messe in pratica per gestire la situazione, elementi che il CEO e il social network avevano già annunciato nel corso degli ultimi giorni. Allo stesso modo, Zuckerberg ha ricordato le azioni intraprese contro profili e pagine russe gestite dall'IRA, l'Internet Research Agency russa. Poi, diverse volte, ha tirato in mezzo le origini della piattaforma, quel dormitorio che negli anni è diventato il fiore all'occhiello della narrativa dell'azienda. Ma che in realtà ha solo accecato Zuckerberg.

È chiaro da tutto ciò che è stato detto da Zuckerberg negli ultimi giorni e davanti al Congresso pochi minuti fa. A partire dall'importanza data alla privacy anni fa, poi mai davvero applicata, fino alla gestione della questione Cambridge Analytica nel 2015, quando di fatto Facebook si è fidato delle rassicurazioni dell'azienda in merito all'eliminazione dei dati degli utenti. Azione poi non attuata. Il punto è che negli anni è stato troppo facile "fregare" questo ragazzo privilegiato cresciuto nella corsia privilegiata. Un giovane CEO che continua ad utilizzare la carte del dormitorio come se fosse un bonus in grado di respingere tutte le accuse. La verità è che è esattamente il contrario: quando Zuckerberg uscirà dal mondo idilliaco che era il suo dormitorio, si renderà conto che esiste una realtà pronta a sfruttare la sua creatura in maniere impensabili. "Ho avviato Facebook quand'ero così giovane e senza esperienza da aver fatto ogni sbaglio possibile" ha raccontato pochi giorni fa in un'intervista. Ora è il momento di crescere. E uscire dal dormitorio.