Per decenni l'immagine classica dell'appassionato di videogiochi, o più comunemente del nerd, è stata quella del ragazzino con t-shirt a tema e pantaloncini. Uno stereotipo che si è diffuso negli anni 80, e che nel corso dei decenni successivi ha consolidato l'immagine del nerd come "sfigato" e per nulla interessato alla moda e allo stile. In seguito, probabilmente grazie anche alla sit-com The Big Bang Theory, il look del nerd è stato sdoganato, a tal punto che oggi è definito cool.

Non a caso, nell'ultimo decennio, diversi colossi della moda hanno dato il via a collaborazioni di spessore, come accaduto con Louis Vuitton, prima con Lightning, la guerriera dai capelli rosa di Final Fantasy XIII, e poi con League of Legends con la linea LVxLoL. Tuttavia, al di là delle contaminazioni tra il mondo del fashion e quello videoludico nella vita reale, l'aspetto più interessante nel rapporto tra nerd e moda è che quest'ultima rappresenta un elemento importante dell'esperienza ludica stessa. Molti giocatori spendono decine e decine di ore a personalizzare il proprio alter-ego virtuale, tramite scelte di outfit e accessori che riescano a rappresentare al meglio la loro essenza proiettata all'interno del gioco.

La moda come espressione di sé

Una riflessione lanciata da Victoria Tran in un editoriale per il The Guardian, sollevando una questione poco trattata o spesso messa in secondo piano dall'opinione pubblica in relazione al videogioco. Il motivo risiede ancora nella visione stereotipata del nerd, oltre al fatto che il videogioco viene spesso associato al pubblico maschile, mentre la moda a quello femminile. I fatti invece affermano che al giorno d'oggi l'utenza videoludica è eterogenea nel genere (secondo Statista il 54% dei giocatori USA è composto da maschi, mentre il 46% da femmine), e che in generale la possibilità di poter influenzare lo stile del proprio protagonista è un aspetto ricercato dai videogiocatori.

Secondo uno studio condotto da Quantic Foundry in 2016, per le donne e persone non binarie, la componente fantasy è una delle due ragioni primarie che spinge loro a giocare un determinato titolo. Per gli uomini si tratta della quarta motivazione. Il fantasy ha successo tra i videogiocatori perché è il genere videoludico che più di tutti offre libertà di personalizzazione dello stile. Armature, capigliature, materiali: ogni dettaglio viene scelto in modo tale che l'utente si senta un tutt'uno con il suo alter-ego e il mondo entro cui opera. Da World of Warcraft (WoW) a Dragon Age, da The Elder Scrolls a The Witcher: tutti questi titoli appartengono al genere fantasy, e tutti questi titoli danno un ampio ventaglio di scelta per le caratteristiche estetiche del personaggio. Elemento non secondario in questa riflessione, è la possibilità di intrecciare delle romance, ossia delle storie amorose, con altri personaggi secondari (o utenti nel caso di WoW), in cui lo stile gioca un ruolo importante nella mente del videogiocatore.

Andando oltre il genere fantasy, l'estetica resta importante anche in altre tipologie di gioco. Colossi come Fortnite e il già menzionato League of Legends devono la loro fortuna alle skin, e al desiderio delle loro community di avere l'ultimo elemento estetico per essere alla moda. Non ultimo, lo stile del vestiario assume una funzionalità importante anche in termini ludici. Si prenda ad esempio Metal Gear Solid 3: Snake Eater o Hitman, due titoli rivolti allo spionaggio, dove la scelta dei tessuti o dei capi d'abbigliamento è legata anche alla capacità di mimetizzazione. Anche nei simulatori, come The Sims 4, la possibilità di personalizzare i propri outfit e stili è importante nell'economia di gioco.

In breve, lo stile del vestiario è una componente importante dell'esperienza videoludica. La moda nei videogiochi consente di esprimere la propria inclinazione stilistica, con la conseguenza di aumentare il grado di immersione del giocatore all'interno del mondo di gioco. Non solo: vestire un personaggio può essere utile per aspirare a qualcosa di personale. Victoria Tran ricorre all'esempio degli abiti sexy: magari non tutti si sentono a proprio agio nell'indossare capi simili, ma una volta che si sono provati dentro un videogioco, è possibile capire come ci si sente effettivamente nell'adoperare un vestito che nella mente è poco adatto alla propria personalità. Insomma, la personalizzazione nei titoli videoludici è un forte incentivo per esplorare e indagare sul proprio stile.

Da qui la crescita di  produzione di t-shirt, cappelli, felpe o iniziative di alto calibro come quelle menzionate all'inizio di questo articolo a tema videoludico. L'importanza giocata dalla moda nei videogiochi si ripercuote nella realtà, con giocatori che acquistano sempre più spesso capi a tema, in modo tale da portare nel mondo reale quel senso di potenza e appartenenza provato nel gioco. In conclusione quindi, dire che la moda non fa per i nerd è ormai un'affermazione poco veritiera rispetto alla realtà dei fatti.