Dopo Twitter, Facebook e Twitch, l'attuale presidente degli Stati Uniti Donald Trump ha perso un'altra piattaforma dove potersi esprimere: il sito di microblogging Parler, che da anni ospitava le voci degli americani conservatori e delle nicchie più estremiste e complottiste degli elettori pro Trump, è stato cancellato in pochi giorni dalla faccia di Internet. È il risultato di un'azione concertata di tre grandi aziende della Silicon Valley dalle quali la sopravvivenza della piattaforma dipendeva: da una parte Apple e Google, che ospitavano fino a poco tempo fa l'app di Parler nei loro negozi digitali; dall'altra e soprattutto Amazon, che di Parler gestiva i server.

Il ruolo nelle proteste di Washington

La vicenda ha le sue radici nei fatti del 6 gennaio scorso, quando centinaia di manifestanti pro Trump hanno assaltato il campidoglio a Washington. Parler in effetti è una delle piattaforme più tradizionalmente vicine a Trump e alle sue posizioni, nonché secondo diverse denunce online uno dei luoghi dove i rivoltosi si sono organizzati per incontrarsi e mettere a ferro e fuoco il Congresso statunitense. Lo scarso livello di moderazione esercitato sulla piattaforma in merito ai contenuti violenti è stato considerato da numerosi osservatori un fattore non secondario nel verificarsi delle violenze; nei giorni successivi al 6 gennaio inoltre il tenore delle conversazioni su Parler ha assunto toni ancora più aggressivi e la mancanza di una adeguata moderazione al suo interno è stata sfruttata dalle frange di sostenitori trumpiani più estremiste per istigare il resto degli utenti.

I provider: "Istiga alla violenza"

Per questo motivo, prima Google e poi Apple hanno ritenuto che la presenza di Parler all'interno di Play Store e App Store rappresentasse una vera e prorpia istigazione alla violenza, vietata dai regolamenti interni ai due store digitali. L'app è stata rimossa proprio per violazione dei termini del servizio offerto dai due colossi. Amazon ha seguito a ruota annunciando che entro la giornata di domenica 10 gennaio avrebbe messo offline i server della piattaforma ospitati sulla sua infrastruttura. Al momento, Parler è di fatto irraggiungibile, ma il numero uno, John Matze, ha assicurato agli utenti che il portale tornerà online non appena il team di tecnici dell'azienda lo ripristinerà altrove. Il problema al momento – come ha ammesso lo stesso CEO – sarà trovare realtà commerciali disposte a collaborare con Parler e offrire ad app e sito web lo spazio e i mezzi per essere raggiunto online.