7 colori, niente logo e un profilo sottilissimo. I nuovi iMac non sono solo un'evoluzione prevedibile della linea di Mac fissi della mela, ma anche e soprattutto lo sfoggio di tutta la potenza di fuoco che Apple ha nel campo del design industriale e della progettazione e distribuzione dei suoi prodotti. Dietro a ogni scelta, dai colori alle forme, c'è infatti un complesso processo di produzione che (proprio come già fatto con prodotti come le AirPods Max) l'azienda di Cupertino ha scelto di mettere in pratica nonostante le enormi difficoltà e i costi che si porta dietro. È uno degli aspetti più interessanti degli ultimi lanci di dispositivi della mela, che con l'integrazione dei nuovi processori M1 riescono a unire evoluzione tecnologica e design, mettendo l'una in relazione con l'altra.

Da prodotto messo un po' in disparte rispetto ai super pubblicizzati nuovi MacBook degli ultimi anni, l'iMac torna al centro non solo della strategia della mela ma anche di una proposta di design che inevitabilmente va a posizionarsi nelle stanze più importanti della casa e dell'ufficio, a maggior ragione in questo periodo in cui i due luoghi si sono fusi in un unico spazio di convivenza lavorativa. In questo l'iMac è sempre stato un pezzo da 90: a differenza dei competitor, la soluzione all in one di Apple è riuscita a restare rilevante dal punto di vista del design anche a distanza di anni dal lancio del suo ultimo restyle, quello che ne ha snellito le forme asciugandone il look fino ad avere solo uno schermo bombato e un piedistallo avvolti nell'alluminio. Una soluzione che fino a ieri sembrava una sorta di punto di arrivo per la soluzione fissa di Apple, ma che invece oggi rappresenta un paradosso: limitazioni che Apple si doveva imporre per altrettante limitazioni tecniche di altre aziende.

Il punto è questo: se oggi l'iMac è così sottile (sembra un iPad) è perché la componentistica interna ha permesso di ridurre enormemente lo spazio richiesto. Non sarebbe stato possibile con schede madri e processori tradizionali, o per lo meno si sarebbe andati incontro a una limitazione nelle prestazioni. Insomma, avremmo avuto un computer fisso con i componenti di un portatile. L'ingresso in campo di Apple nel settore dei processori con il primo chip M1, invece, ha permesso un cambio radicale di strategia, consentendo di ridurre al minimo lo spazio occupato dai componenti, miniaturizzare l'impianto di raffreddamento e integrare il tutto nella sottile cornice al di sotto del pannello. Il risultato è un design ultra compatto ma basato su prestazioni che (come abbiamo visto con i MacBook Pro dotati di M1) estremamente interessanti.

Ma se da un lato c'è l'aspetto della cooperazione tra tecnologia e design, dall'altro c'è quello intrigante della produzione industriale di un prodotto che oggi viene offerto in 7 colorazioni, che non solo caratterizzano il dispositivo in sé ma anche tutti i suoi accessori: tastiera, mouse, trackpad e cavo di alimentazione sono disponibili in tutte i 7 colori. È un approccio folle, perché costringe l'azienda ad avviare una catena di produzione e distribuzione che non solo deve sfornare 7 tipologie diverse di prodotto, ma deve in seguito riuscire a distribuire nei mercati tutte queste varianti prevedendo quale sarà la richiesta più alta. Sembra semplice, invece è un processo estremamente complesso, soprattutto se si pensa al dispendio di energie per gestire anche tutta la rete di ricambi e sostituzioni. Una follia, insomma, ma il mantra di Apple ormai lo conosciamo: siate affamati, siate folli.

I colori comportano poi una maggiore possibilità di personalizzazione di un dispositivo che, come anticipato, vive in uno spazio importante della casa. In questo la presentazione di Apple è stata molto attenta a soffermarsi sull'aspetto di "personalità" di questi nuovi iMac. I colori servono anche a quello, uscendo dall'idea di dispositivo "neutro" che quasi si mimetizza all'interno di uno spazio (come nel caso del grigio e del nero dei vecchi iMac) e optando invece per qualcosa che vuole dichiaratamente spiccare nello spazio. Un oggetto di design, appunto, che l'utente ha modo di fare suo con la scelta del colore.

L'altro aspetto interessante di questi nuovi iMac è che Apple ha finalmente concluso la sua guerra ai cavi iniziata proprio con la linea degli iMac, ai quali ha associato solamente dispositivi wireless. Al netto di quello per l'alimentazione, ne rimaneva però uno che, visto l'utilizzo in casa, caratterizzava molti setup: il cavo ethernet per la connessione a internet. Un cavo bianco e brutto, peraltro, che ora è stato integrato all'interno dell'alimentatore: la presa non si trova più sul retro del computer ma su un lato dell'alimentatore, che presumibilmente si può appoggiare a terra o nascondere dietro a una scrivania. In questo modo l'unico cavo a raggiungere l'iMac è quello di alimentazione (che contiene a sua volta la connessione dati) attraverso un metodo di aggancio magnetico.

L'unico elemento che lega questi nuovi iMac al passato è quello della cornice bianca attorno allo schermo. In un periodo storico in cui tutti i prodotti puntano a ridurre al minimo la cornice laterale realizzando pannelli a filo con i lati, Apple continua a proporre una soluzione che non solo mantiene i bordi, ma li rende anche evidenti colorandoli di bianco. Una modifica sostanziale visto che nei vecchi iMac la cornice nera si confondeva con lo schermo nero spento, mentre ora risalta anche quando non si utilizza il dispositivo. È anche una scelta che evidentemente si riversa su tutti i prodotti della mela, compresi gli iPhone che continuano a proporre dei bordi (seppur ridotti) in un mondo in cui gli schermi degli smartphone ormai avvolgono direttamente i bordi dei dispositivi. Una scelta di design che può piacere o non piacere, ma che sottolinea una visione chiara da parte di un'azienda che non ha nemmeno più bisogno di mostrare se stessa per farsi riconoscere: davanti ai nuovi iMac (così come nelle AirPods Max) non c'è il logo. Uno sfoggio di potenza che parla più di ogni altro elemento di design.