C'è una regola imprescindibile che bisognerebbe seguire per essere certi di utilizzare un qualsiasi social network nel migliore dei modi, ed evitare quindi tutti i pericoli che si celano nell'uso spropositato delle piattaforme online: seguire per filo e per segno, come la persona che ha creato quel determinato social network lo utilizza e capire quali limiti si è imposta.

È un dato di fatto, ed il motivo è semplice: solo chi ha creato un'applicazione o una piattaforma conosce entrambe le facce della medaglia. E, in effetti, prendere esempio da come Mark Zuckerberg e sua moglie, Priscilla Chan, utilizzano Facebook e Instagram, potrebbe essere una pratica istruttiva per tutte quelle persone che condividono qualsiasi cosa nei social network, foto dei figli compresi. L'ultima volta che Zuck ha pubblicato una foto dei suoi bambini risale al giorno del Ringraziamento, cioè più di 8 mesi fa, mentre la Chan ha pubblicato uno scatto della figlia mentre gioca a fine aprile. Ma, in entrambi i casi, non sono mai stati inquadrati i volti dei bambini.

Perché proprio quando si parla di bambini, la questione relativa alla privacy online e ai controlli parentali necessari per tutelarne la persona, sono di vitale importanza. Ed anche le ultime vicende che hanno coinvolto negli Amazon e i suoi dispositivi Echo, e YouTube (la piattaforma che ha superato Facebook nel numero di accessi) con video-tutorial per il suicidio su YouTube Kids e video con insulti omofobi e razzisti, dovrebbe far ragionare tutti i genitori del pianeta.

Due giornalisti del New York Times, inoltre, hanno scoperto un inquietante aspetto dell'algoritmo delle playlist del sito di streaming video che, partendo da innocenti video di famiglia pubblicati sul Digital Playground della piattaforma, potrebbe mettere insieme video e immagini di bambini seminudi per pedofili.

Insomma, il discorso è semplice: gli attuali algoritmi per il riconoscimento facciale sono diventati talmente potenti da poter riuscire a distinguere e memorizzare il volto di tutte le persone che vengono fotografate e condivise nel web, bambini compresi, e nonostante la pubblicazione di una foto o un video del proprio figlio o della propria figlia possa sembrare una cosa innocente, le immagini condivise potrebbero capitare in mani sbagliate con estrema semplicità.

Zuckerberg non è l'unico magnate del tech a non pubblicare foto dei figli

Che Bill Gates e Steve Jobs, i fondatori di Microsoft ed Apple, abbiano volutamente limitato l'utilizzo di dispositivi tecnologici e social network ai propri figli è una cosa ormai risaputa da tutti. Ed è praticamente impossibile trovare online una foto del figlio di Evan Spiegel, il CEO di Snapchat, che tra l'altro è una delle applicazioni più utilizzate dagli adolescenti.

Anche Tim Cook, l'attuale CEO di Apple, si è espresso sull'argomento in un'intervista al Guardian: "Non ho un figlio, ma ho un nipote" – ha detto Cook – "ed anche a lui ho imposto dei limiti. Ci sono alcune cose che non gli permetterò di fare, come ad esempio iscriversi su un social network".

È importante che i genitori siano a conoscenza dei pericoli del web

Ma se qualche anno fa erano realmente poche le persone a conoscenza dei pericoli della rete (e dell'essere un nativo-digitale), gli ultimi scandali che hanno coinvolto Facebook e che hanno di fatto messo in discussione l'attuale sistema-privacy dei social network e delle applicazioni per dispositivi mobili, hanno iniziato a far cambiare le cose. E ormai i genitori che conoscono meglio la portata dei pericoli di Internet sono in netta crescita.

In una società dove ormai la tecnologia è alla portata di tutti è importante imporsi e imporre delle regole ai propri figli, perché le metodologie per far diventare le foto e i video dei più piccoli materiale per pedofili sono più evolute. E poi, la cosa è semplice: se Zuckerberg, che ha creato e Facebook (e il concetto moderno di piattaforme sociali), ha deciso di tenere fuori dai social network i propri figli, allora anche gli altri genitori dovrebbero prendere bene in considerazione l'ipotesi di seguirne l'esempio.