"Che sia giusto o meno, lei è qui per rispondere dell'era digitale". Quella del deputato statunitense Patrick McHenry è una delle tante frecciate indirizzate a Mark Zuckerberg, fondatore e CEO di Facebook, durante la sua udienza davanti al Congresso americano. Un incontro che si distanzia enormemente da quello avvenuto poco dopo lo scoppio dello scandalo di Cambridge Analytica e che era stato caratterizzato da numerose domande poco incisive e tanti dubbi su aspetti estremamente banali di una piattaforma come Facebook. Tanto che l'elemento su cui tutti si erano focalizzati era l'ironia. E Zuckerberg ne era uscito piuttosto vincente. Quella delle ultime ore, invece, è stata un'udienza piena di competenze e domande difficili, alle quali Zuckerberg ha faticato a rispondere con sicurezza.

Lo scontro tra Alexandria Ocasio-Cortez e Zuckerberg

"Quindi non censurerete le bugie?". I 5 minuti dedicati ad Alexandria Ocasio-Cortez sono stati tra quelli più difficili per Zuckerberg, che per la prima volta si è trovato davanti ad una delle figure più critiche della sua creatura. "Non lo so" è stata la risposta più gettonata del CEO, al quale sono state poste domande dirette sulla sua conoscenza dell'impatto delle operazioni di Cambridge Analytica e sulle tempistiche di questa scoperta. "Non lo sa. È stato il più grande scandalo della sua azienda con conseguenze catastrofiche sulle elezioni del 2016 e lei non lo sa" ribatte lei. "Non ne sapevo niente" risponde all'inizio, "anzi, conoscevo Cambridge Analytica ma non sapevo cosa stessero facendo" si corregge poi. Ma il tempo scorre veloce e la Ocasio-Cortez incalza: "Cancellerete le bugie o non le cancellerete? È una domanda semplice, mi serve un sì o un no". Zuckerberg: "Crediamo che in una democrazia siano le persone a dover valutare ciò che viene detto dai politici". Poi, di nuovo la Ocasio-Cortez: "Nelle sue continue cene con esponenti di estrema destra ha discusso dei pregiudizi dei social media contro i Repubblicani?". Zuckerberg si blocca, farfuglia qualcosa e poi dice di "non ricordarsi tutto il testo della domanda".

Alexandria Ocasio–Cortez durante il suo intervento
in foto: Alexandria Ocasio–Cortez durante il suo intervento

"16,8 milioni di contenuti pedopornografici su Facebook"

Per ore Zuckerberg ha dovuto rispondere a domande mirate e preparate su ogni aspetto della sua azienda, una situazione che lo ha messo in chiara difficoltà visto anche l'allontanamento da quello che doveva essere il tema iniziale dell'incontro, cioè il progetto della criptovaluta Libra. Invece il Congresso ha spostato l'attenzione su tematiche come gli annunci pubblicitari politici, la disinformazione targettizzata e la pedopornografia. "Tre settimane fa il New York Times ha pubblicato un articolo intitolato ‘Internet è pieno di immagini pedopornografiche', vorrei fosse messo agli atti" incalza la deputata Ann Wagner. "16,8 milioni di materiali pedopornografici, su un totale di 18,4 milioni, sono presenti su Facebook. Il 70 percento di queste segnalazioni andrebbero perse se Facebook implementasse la crittografia end-to-end".

Zuckerberg inizia a rispondere spiegando che l'abuso sui minori è una delle minacce principali a Facebook, ma viene immediatamente interrotto dalla Wagner: "Cosa sta facendo Facebook? Sono 16,8 milioni. Cosa state facendo per fermare tutto questo? Cosa sta facendo lei per fermare tutto questo?". Zuckerberg: "Non penso che Facebook sia l'unico luogo online in cui succede questo, penso che il grande numero di segnalazioni legate al social derivi dal fatto che siamo i migliori a trovare questi contenuti e a bloccarli". "Non state lavorando abbastanza duramente" chiude secca la Wagner.

La lobby di Facebook a Washington

In generale, ciò che emerso durante l'udienza è la maggiore preparazione e sicurezza della commissione che si è trovata a dover interrogare Zuckerberg. Una situazione estremamente differente da quella dello scorso anno e che ha posizionato il CEO in una situazione molto difficile dalla quale ne è uscito con risposte spesso incerte e parziali. Una situazione che nemmeno l'enorme lobbismo che ha preceduto l'incontro è riuscito a tamponare più di tanto. Secondo il New York Times, Facebook ha intensificato le sue operazioni di lobby a Washington in vista dell'udienza, aumentando il team di lobbisti fino a 60 persone, il doppio rispetto al 2016. Solo nei primi nove mesi dell'anno Facebook ha speso 12,3 milioni di dollari in operazioni di lobby, contro i 12,6 milioni spesi nell'intero 2018.