smartphone gobba


Un recente studio dimostrerebbe che ridurre il tempo passato su Facebook, Instagram e Snapchat avrebbe effetti benefici su ansia, depressione e senso di solitudine. Non è passato molto tempo dall’ultimo studio sugli effetti che un uso frequente dei dispositivi mobili potrebbe causare alla salute, specialmente se li si usa per navigare tra i social: così su un campione di 152 persone sarebbe stata riscontrata addirittura una sorta di “astinenza da social”, ma data l’esiguità del numero di persone analizzate – per altro mediante autovalutazioni – non lo si può considerare significativo. Non parliamo poi degli studi che dovrebbero dimostrare – senza riuscirci mai – un effetto dannoso delle radiazioni elettromagnetiche emesse dai dispositivi mobili.

Navigare di meno in rete fa bene, come sapevamo già

Per quanto riguarda il recente studio pubblicato sul Journal of Social and Clinical Psychology abbiamo invece una conferma di quanto sapevamo già riguardo gli effetti negativi di una esposizione ai social sulla nostra psiche, molto probabilmente dovuta ad un decremento nella qualità del sonno, da cui poi possono derivare problemi di ansia, depressione e nell’umore. I ricercatori dell’Università della Pensylvania hanno svolto uno studio riguardante l’uso di Facebook, Instagram e Snapchat. I 143 partecipanti monitorati attraverso i loro dispositivi sono stati divisi in due gruppi: uno di controllo senza limitazioni e un secondo i cui membri potevano fruire di soli 10 minuti a piattaforma ogni giorno. Dopo tre settimane i ricercatori hanno misurato sette parametri tra i volontari, tra i quali la paura di perdere, l'ansia, la depressione e la solitudine. Secondo quanto riporta la psicologa Melissa G. Hunt responsabile dello studio, non sarebbe necessario eliminare drasticamente la frequentazione dei social, quanto piuttosto “l’utilizzo di meno social media di quanto normalmente comporterebbe una diminuzione significativa sia della depressione che della solitudine, effetti particolarmente pronunciati per le persone che erano più depresse quando sono entrate nello studio".

In rete la vita degli altri è sempre più bella

Tenuto conto che i partecipanti soffrivano già di alcuni disturbi come la depressione, dotarsi di un gruppo di controllo è stato fondamentale per tenere fuori un eventuale effetto placebo, ma si tratta comunque di un campione troppo ristretto per poter definire i suoi risultati decisivi, anche se quanto viene sostenuto nella conclusione non sembra una grossa novità: si tratta insomma di ridurre un po’ la permanenza nei social network, magari anche solo per mezz’ora, per motivi facilmente intuibili connaturati nella natura stessa dei social presi in considerazione nello studio.

"È un po ‘ironico che la riduzione dell'uso dei social media ti faccia sentire meno solo … Alcune delle pubblicazioni esistenti sui social media suggeriscono che esiste un'enorme quantità di confronto sociale: quando guardi alla vita di altre persone, in particolare su Instagram, è facile concludere che la vita di tutti gli altri è più bella o migliore della tua".

Si tratta di uno studio correlativo

Non è chiaro però in che modo la frequentazione dei social e il confronto con gli altri possa generare dei disturbi, o aggravarli, a prescindere dall’esistenza di una depressione preesistente la frequentazione dei social; si tratta di un nodo difficile da sciogliere considerato il fatto che oggi si nasce letteralmente coi dispositivi mobili e album fotografici online già in tenera età, come riscontrato in un recente report inglese. Facciamo notare inoltre che sia il gruppo con limitazioni di tempo, che quello di controllo hanno sperimentato miglioramenti nel loro stato d’ansia, suggerendo che l’autocontrollo di questi deve aver giocato un ruolo nel determinare i risultati; solo nel gruppo con limitazioni invece, si sarebbero riscontrati significativi effetti benefici nella depressione e nel senso di solitudine. Anche se si parla di una riduzione di “30 minuti", lo studio non ha stabilito nessun tempo ottimale accertato che gli utenti dovrebbero spendere per queste piattaforme, né tanto meno spiega quale sarebbe il modo migliore per usare i social utilizzati nella ricerca. Hunt aggiunge inoltre che si tratta di risultati correlativi (quindi senza un evidente collegamento di causa-effetto tra riduzione dell’uso e miglioramenti effettivi), tanto che a suo dire non danneggerebbero le piattaforme.