Io sono una persona romantica. O almeno lo sono per quanto riguarda la tencnologia. E lo so, probabilmente potrebbe sembrare un’affermazione assurda (o da scapolo incallito), ma in realtà non lo è. Ne per quanto riguarda le emozioni che mi fanno provare i nuovi gadget tecnologici, né per il fatto che io sia uno scapolo incallito. E il motivo è semplice, provate a seguirmi.

Ho sempre pensato che, dopo aver acquistato un nuovo smartphone o un qualsiasi altro dispositivo tecnologico, ci fosse un periodo che a me piace definire effetto luna di miele, cioè quel particolarissimo (e, in genere, piuttosto breve) periodo in cui utilizzare il proprio nuovo gadget sembra una cosa bellissima, ben lontana dalla normalità. E, per quel che mi riguarda, oltre ad un paio di altri dispositivi, quelli che mi hanno regalato un effetto luna di miele più duraturo e intenso sono stati proprio i primi Note di Samsung. Device fantastici, che hanno segnato un periodo rivoluzionario per il mondo dei dispositivi mobili, facendo capire agli utenti che gli schermi grandi non erano poi così male, che finalmente era possibile acquistare uno smartphone Android estremamente potente e che avere un’autonomia eccezionale non era poi un’utopia.

Particolarità che per anni hanno contraddistinto i phablet di Samsung (sì, ai tempi gli smartphone con display molto grandi erano chiamati phablet), ma che ormai è possibile trovare in praticamente tutti i top di gamma in vendita. E quindi, dato per scontato che tutto ciò che mi ha fatto innamorare dei Note ormai è presente anche negli altri top Android, qual è la caratteristica che mi ha fatto di nuovo appassionare ad uno smartphone prodotto dal colosso coreano? L’S-Pen? Il display? La fotocamera? Oppure il processo costruttivo con il quale è assemblato il nuovo top di gamma di Samsung?

Tutti o, forse, nessuno di quelli che ho elencato. In realtà quello che mi ha fatto pensare “finalmente Samsung ce l’ha fatta a convincermi di nuovo” è il connubio di tutte queste caratteristiche, che riescono a convivere perfettamente in un dispositivo che non fa sentire la mancanza di nulla (se non di uno Snapdragon 855) e che in poco più di un mese di utilizzo mi ha convinto ad utilizzarlo come mio smartphone principale. E per una persona come me, chiaramente un utente Apple incallito e che da 11 anni considerava l’acquisto della nuova generazione di iPhone una sorta di tradizione, è un passo importante.

Il Samsung Galaxy Note 10+ fa tantissime cose, molte delle quali riescono a superare la qualità tipica degli smartphone dell’azienda. E’ grande (forse anche troppo), bellissimo soprattutto nella nuova colorazione, potente e ben fatto. Tutte caratteristiche che però è possibile trovare anche in altri top di gamma Android, smartphone molto interessanti, ai quali però manca una particolarità che hanno i nuovi Note: la S-Pen.

Per questo, iniziamo con la S Pen

Chiunque abbia utilizzato una penna compatibile su uno smartphone tradizionale, probabilmente odierà questo particolare metodo di utilizzo. E nessuno, nessuno al mondo, potrà mai convincerlo del contrario. D’altra parte, però, chiunque abbia mai utilizzato un Note di Samsung con la sua S Pen, sarà sicuramente cosciente del fatto che utilizzare una penna digitale su uno smartphone progettato (anche) per questo, è veramente fantastico. E la nuova S Pen dei Note 10 non solo permette di scrivere note a mano libera o avere maggiore precisione nelle interazioni con gli elementi sul display, ma mette a disposizione anche una serie di funzionalità avanzate che non sarebbero possibili altrimenti. E, in sostanza, è questo quello che si nasconde nella nuova penna digitale dei Note 10, ma parliamoci chiaro: probabilmente quasi nessuno utilizzerà neppure la metà delle funzioni possibili con la nuova S Pen.

Quest’anno Samsung ha voluto trasformare la sua penna digitale in una sorta di bacchetta magica, inserendo un giroscopio e un accellerometro che, assieme al Bluetooth, permetteranno di controllare lo smartphone tramite gesture senza doverlo toccare e anche a distanze importanti. Con queste gesture sarà possibile scorrere tra le pagine dei documenti o delle presentazioni, gestire la riproduzione musicale o l’applicazione fotocamera, nella quale tramite la S Pen si potranno scattare fotografie, zoommare e cambiare le fotocamere. Il punto però è che queste novità sono compatibili solo con alcune applicazioni, come Spotify e l’app Fotocamera di Samsung, e non è possibile utilizzarle sempre. Né con Chrome, né con Facebook o Instagram è possibile scorrere verticalmente tra i contenuti, cosa che a mio parere sarebbe stata comodissima, e per sperare di poter utilizzare le gesture della nuova S Pen nelle altre applicazioni, bisognerà aspettare che (e sé) gli sviluppatori sfruttino l’SDK rilasciato da Samsung. Cosa probabile, ma non certa.

In ogni caso, la novità più interessante introdotta dalla S Pen del Note 10, probabilmente più che nell’hardware si nasconde nel software. Nonostante l’OCR non sia una novità per Android, il riconoscimento dei caratteri è stato integrato anche nell’app Notes di Samsung, e funziona dannatamente bene: in soldoni, con questa funzionalità è possibile creare note rapidamente scrivendo a mano libera, estrarre il testo e renderlo digitale, per poi copiarlo, condividerlo, convertirlo o addirittura esportarlo in Word.

La S Pen inoltre migliora tantissimo anche l’applicazione di editing video di Samsung. Perché è chiaro, l’editing è molto più semplice se si hanno controlli precisi e un’interfaccia che non deve essere troppo grande per poter essere utilizzata con le dita. Tramite la penna di Samsung, per esempio, è molto più semplice tagliare esattamente dove si vuole, ed utilizzare tutti gli effetti video ed audio.

Gran parte delle funzioni della S Pen sono gestibili tramite il menu che compare una volta estratta la penna dallo smartphone. Può rendere un’app più piccola e spostarla sullo schermo, semplifica la creazione e la modifica degli screenshot, permette di creare gif o filmati a mano libera da condividere poi con i propri contatti e può anche essere utilizzata con la realtà aumentata disegnando su quello che inquadra la telecamera (persone o spazi) per poi muoversi nello spazio e vedere le proprie creazioni seguire i movimenti.

E arrivati a questo punto le opzioni sono due. Se, consci delle potenzialità della S Pen state alzando le spalle con indifferenza, allora forse il Note 10 non è lo smartphone che fa per voi e vi consiglierei di puntare al Galaxy S10; ma se tutte queste funzionalità, unite al design e alle caratteristiche del top di gamma di Samsung, vi fanno venire un brivido lungo la schiena, allora sappiate che probabilmente i nuovi Note potrebbero essere un ottimo acquisto (e rimanere nelle vostre tasche per almeno tre anni).

Cara Samsung, utilizza le CPU Snapdragon anche in Europa!

S Pen a parte, è chiaro che l’hardware del Samsung Galaxy Note 10 Plus sia quanto di meglio si possa chiedere da un top di gamma. Per il mercato europeo (e a differenza di quello statunitense), tutti i top di gamma di Samsung vengono venduti nella versione con processore Exynos, che per il 2019 è il 9825 octa core. Ed anche se si tratta di un processore veloce e stabile, quella della CPU prodotta in casa è forse l’unica pecca della versione europea dei Note 10. Perché sì, soprattutto nella versione con 12 GB di RAM (che è quella che di fatto abbiamo provato) le prestazioni sono fulminee e non c’è assolultamente nulla che non si può fare con la potenza di calcolo a disposizione ma, rispetto al Qualcomm Snapdragon 855, quello di Samsung tende a scaldare molto di più ed ha una gestione energetica meno conservativa: in soldoni, tende a consumare maggiormente la batteria.

Ma non è un problema, considerando la batteria da 4300 mAh integrata nella versione più grande dei Note 10 di Samsung, che riesce a garantire senza alcuna titubanza almeno una giornata di utilizzo continuo. E per quanto riguarda l’utilizzo, nonostante altri top di gamma partano con una memoria base di 64 GB (a prezzi piuttosto importanti), il Galaxy Note 10 Plus è disponibile in Italia nella versione base con 256 GB di memoria interna, oppure con 512 GB di memoria interna. Già, niente 64 GB o 128 GB. Ed è così che si contraddistingue un dispositivo “Pro” da uno “Consumer”.

Differenza che si vede anche nello schermo, che nel Note 10 Plus è un enorme AMOLED curvo da 6.8 pollici, che Samsung è riuscita ad inserire in un corpo dalle dimensioni praticamente identiche a quelle del Note 9 dell’anno scorso, eliminando le cornici ed inserendo un piccolo foro nella parte centrale superiore dello schermo, nel quale è stata posizionata la fotocamera anteriore.

Ed è chiaro: se si valutasse il Note 10 solo per le specifiche tecniche, probabilmente non lo si acquisterebbe, soprattutto perché si tratta di caratteristiche ormai disponibili anche in dispositivi venduti a meno di 600 euro. Ma il punto è un altro. Così come l’iPhone per Apple, il anche per il Note di Samsung la caratteristica (intangibile) è solo ed esclusivamente una: la personalità.

Personalità che, tra l’altro, quest’anno si distacca per la prima volta dal serioso mondo business, e che nel nuovo colore Aura Glow fa sembrare il dispositivo di Samsung un oggetto di lusso, così come un bell’orologio o una bella borsa.

La fotocamera di S10 è stata ancora migliorata

L’impostazione del comparto fotografico del Note 10 Plus è molto simile a quella vista nell’S10, ma è stata arricchita da un paio di sciccherie che rendono ancora migliore la tripla fotocamera (anzi, quadrupla, considerando il sensore ToF).

E ok, ora arriva il momento in cui devo dire che le fotografie realizzate con il Pixel 3 di Google sono leggermente migliori. Ed in effetti è così. Ma solo in particolari condizioni di luminosità. La realtà dei fatti è che le foto scattate con il Note 10 Plus, nella maggior parte dei casi sono fantastiche ed estremamente divertenti da realizzare. Passare dalla fotocamera tradizionale all’ultra grandangolo o lo zoom ottico 2X è un gioco da ragazzi, e l’intelligenza artificiale di Samsung che non solo riconosce la scena e ottimizza le impostazioni di scatto, ma aiuta l’utente anche a scattare con la migliore inquadratura funziona veramente bene. E con mio grande stupore, sono rimasto piacevolmente colpito alla modalità “Cibo” dell’app Fotocamera di Samsung, che aumenta leggermente la saturazione e aggiunge una piccola sfocatura esaltando il piatto fotografato. Buona anche la modalità Notte, le cui prestazioni non si differenziano praticamente per nulla da quelle viste con l’S10 e l’S10 Plus, e che permette di realizzare ottimi scatti notturni a mano libera.

Intelligenza artificiale e HDR automatico sono sempre attivi, ma li si può disattivare all'occorrenza. Sono integrate tantissime modalità di scatto, veloci e utili da utilizzare, è presente la modalità Instagram per pubblicare alla massima qualità le storie sul famoso social network, e la funzione Fuoco Live è stata talmente migliorata che è possibile utilizzarla anche nei video. Buone anche le prestazioni della fotocamera anteriore da 10 megapixel che, però, non è stata affiancata da un sensore ToF come nell'S10 5G. Una mancanza che ha permesso un foro nel display estremamente piccolo, che però in alcuni casi si fa sentire.

Oltre agli iPhone gli unici smartphone Android in grado di registrare video in buona qualità sono i Samsung. E nel nuovo top dell'azienda sudcoreana le prestazioni video sono ancora migliorate, anche grazie alla possibilità di registrare in 4K a 60 fps, con una stabilizzazione eccezionale e una qualità eccellente, sia nel bilanciamento di bianco e colori che nella velocità di messa a fuoco.

La One UI 1.5 è un passo in avanti, ma c'è ancora del lavoro da fare

Io non sono un grande fan delle interfacce personalizzate di Android. Le trovo da sempre piuttosto invasive, con scelte grafiche che in alcuni casi tendono al tamarro o che, in altri casi, copiano sfacciatamente quella di iOS. C'è da ammettere però, che Samsung con la sua One UI ha fatto davvero un gran lavoro di miglioramento, sviluppando una GUI molto semplice e chiara, veloce e con grafiche piacevoli. Ma le icone e gli elementi a schermo sono troppo, troppo grandi. Almeno per i miei gusti.

E poi c'è DeX, uno spazio alternativo che nonostante migliori ad ogni aggiornamento, rimane ancora piuttosto inutile perché, ammettiamolo, quanti di noi si mettono ad utilizzare lo smartphone con uno schermo esterno come un computer, per poi utilizzare sempre e solo le solite app Android? Personalmente mi è servito solo per poter utilizzare Instagram con mouse e tastiera.

Non è uno smartphone per tutti

E veniamo ora alla nota dolente, ossia il prezzo. Il Samsung Galaxy Note 10+ viene venduto al prezzo di partenza ufficiale di 1129 euro. E qui casca l'asino perché, chiaramente, non è una cifra adatta a tutti (anche considerando la memoria interna di partenza). Certo, i dispositivi dell'azienda sudcoreana sono accompagnati da una svalutazione nel tempo molto veloce, ma è chiaro però che quando si parla di Note, si sta parlando del meglio delle tecnologie di Samsung in uno smartphone.

È un prodotto per pochi, questo è certo, ma è indubbiamente il dispositivo Android da battere in questo particolare momento. Il costo è elevato, è vero, ma se non è questo Note 10 Plus a costare tanto, quale altro smartphone potrebbe?