Pensavamo di averle viste tutte dopo la corsa ai ripari di Facebook a seguito dello scandalo Cambridge Analytica e i virali più strani, che fanno leva sulla scarsa conoscenza del social da parte degli utenti. Invece al peggio non c’è mai limite. Così scopriamo che su Facebook continuano a riscuotere successo altri metodi per rubarci dati e denaro, a dimostrazione del fatto che molto di questo business si regge sulla leggerezza con cui l’utente medio usa la piattaforma. Si tratta dei finti test. Uno in particolare è stato segnalato dai colleghi di Butac che hanno verificato cosa succede nel compilarlo. Viene millantata anche una certa autorevolezza: si tratta di eseguire un form abbastanza semplice, dove è sufficiente spuntare delle opzioni allo scopo di scoprire quanto percepiremo di pensione; tutto questo in collaborazione con Inps e Il Messaggero. Ovviamente tanto l’ente italiano quanto il noto quotidiano nazionale sono del tutto estranei all’iniziativa.

Profilazione e abbonamento non richiesto

Ma non ci si ferma alla mera bufala. Alla fine del form appare infatti un avviso scritto – tanto per cambiare – in piccolo:

Stai acquistando Musikdate in abbonamento. Cliccando dichiari di essere maggiorenne e accetti la fornitura immediata del servizio con la perdita del diritto di recesso ex art. 59, lett O del Codice del Consumo Inserisci il numero di telefono a cui inviare il PIN e seleziona il tuo operatore.

Scomparsi i logi di Inps e Messaggero utilizzati come meri specchietti per le allodole, ci si ritrova così abbonati ai servizi della App Musikdate, oltre ad essere stati opportunamente profilati, fornendo i nostri dati utili per altre aziende interessate, dobbiamo pure pagare per un servizio che non abbiamo coscientemente richiesto. Così a lungo andare anche se prenderemo la pensione ci toccherà spenderla tutta in App indesiderate. Butac fornisce una serie di procedure per disattivare il servizio, esiste anche un call center apposito: 0287186015. Purtroppo però non è possibile al momento venire rimborsati.