Sembra ormai questione di tempo prima che il marchio di fabbrica di Twitter lasci il posto alla quantità. Il limite di 140 caratteri, da sempre croce e delizia degli utenti, potrebbe sparire nel 2016, addirittura entro la fine del primo trimestre dell'anno. Ad accogliere gli utenti ci sarebbe la possibilità di scrivere post da 10 mila caratteri, lo stesso limite che caratterizza i messaggi privati dallo scorso agosto. Una rivoluzione che a molti sembra un'involuzione, perché rischia di mettere in secondo piano l'identità stessa del social fino a renderlo "solo" un altro portale dove connettersi con gli altri.

Questa volta a rinvigorire l'ipotesi è il portale americano Recode, che, citando fonti interne, svela l'interesse dell'azienda e del nuovo CEO Jack Dorsey ad allungare i tweet da sempre relegati ai famosi 140 caratteri. "Beyond 140" è il nome con cui i dipendenti di Twitter stanno definendo il progetto, attualmente in fase di test. Una procedura delicata, perché l'obiettivo è quello di introdurre una rivoluzione così drastica senza necessariamente stravolgere il "look & feel" del prodotto, che resterà paradossalmente ancorato alla visualizzazione breve dei messaggi. Allo stato attuale, la proposta di Dorsey e Co. è una variante del social network che mostra solo 140 caratteri nella timeline, espandibili una volta che si clicca su tweet. In questo modo l'aspetto di Twitter resterebbe invariato, ma quelli che una volta erano i contenuti principali diventerebbero una sorta di titolo, un'introduzione al post vero e proprio che si svela agli occhi degli utenti con un clic.

Questa modifica, ancora non definitiva, rappresenta una scommessa rischiosa da parte di Twitter. Difficile dire ora se, una volta attuata, farà davvero la differenza, ma di sicuro andrebbe a costituire una delle rivoluzioni più importanti per il social network. Realtà che, nel corso degli ultimi anni, ha provato in tutti i modi a rincorrere nuovi orizzonti con l'obiettivo di attirare sempre più utenti e, soprattutto, di rendere ancor più monetizzabile il prodotto. Perché, di fatto, la novità aiuterebbe più l'aspetto economico che altro. Post più consistenti garantirebbero a Twitter di imbastire soluzioni pubblicitarie più articolate e complesse, un elemento che gli fornirebbe maggiore spazio di manovra nelle operazioni finanziarie.

Allo stesso tempo, però, Twitter rischia così di perdere la sua identità, rimuovendo quella che ad oggi è la sua caratteristica chiave. Uno status che inoltre garantisce fruibilità e immediatezza ai suoi contenuti, utilizzati per fare satira, condividere pensieri o raccontare eventi di cronaca. In questo il limite dei 140 caratteri è anche una sfida: il pensiero deve ridursi all'osso, estraniandosi da tutti gli elementi superflui prima di poter essere postato. In questo modo il contenuto finale rappresenta un riassunto pressoché perfetto e conciso di un pensiero o un avvenimento. Aumentando il limite a 10 mila caratteri questa caratteristica cessa di esistere, favorendo la quantità a discapito della fruibilità e dell'immediatezza. La sua personalità, insomma, ora rischia di cedere il passo ai tempi che corrono.

Ciononostante, la scelta di Dorsey è coraggiosa, "bold" la definirebbero gli americani. Così come è azzardata la proposta di rendere la timeline non più legata ad un fattore temporale ma ad un algoritmo, proprio come quello che governa il News Feed di Facebook. In questo modo i tweet verrebbero messi in evidenza o declassati a seconda della loro popolarità, sottostando ad un sistema che ne valuta il potenziale interesse. Un elemento che punterebbe a contrastare Facebook, ma che annullerebbe il concetto di "stream of consciousness", di flusso di coscienza che tanto ha dato a Twitter. Decidere di espandere il limite di caratteri e rivoluzionare l'algoritmo del feed significa che il nuovo CEO è disposto a modificare anche nel profondo il suo prodotto pur di attirare nuovi utenti. Nel farlo, però, deve stare attendo a non deludere quelli vecchi. Che, forse, in quella gabbia non stanno poi così male.