A Twitter mancano due elementi: i nuovi utenti e gli investitori. Le ultime trimestrali lo hanno dimostrato in maniera piuttosto chiara, evidenziando una problematica che ormai dura da diversi anni e che ha reso il social network un successo culturale ma un fallimento commerciale. Per questo l'ultimo annuncio della realtà guidata da Jack Dorsey non stupisce: i tweet non saranno più limitati a 140 caratteri ma potranno essere lunghi il doppio, arrivando fino a 280. Una mossa che punta ad ingolosire i nuovi utenti e i grossi investitori, sempre attratti da ciò che è nuovo.

D'altronde le ultime trimestrali erano in caduta libera, in ogni senso possibile: valore delle azioni, guadagni pubblicitari, utenti. Ogni elemento del social network è in calo o in stallo, sottolineando una difficoltà che ormai procede da anni, da ben prima della celebrazione del primo decennio di un social network nato con grandi promesse, ma che non è mai riuscito a mantenerle davvero. Nulla di ciò che Twitter ha fatto per risollevarsi ha funzionato, portando ad una situazione al limite del drammatico dove la piattaforma non cresce più. Quindi cosa resta da fare?

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Semplice, trasformarsi nel proprio nemico. La decisione di spostare un po' più in là il limite dei tweet è stata giustificata con una spiegazione linguistica: "Idiomi come italiano, inglese e francese richiedono più caratteri per dire qualcosa, a differenza di lingue come il giapponese o il cinese" spiega l'azienda. Argomento valido, certo, ma se fino ad oggi il social è esistito un motivo c'è. Il problema per Twitter è che la situazione attuale non attira più nuovi utenti e investitori, minando fortemente la crescita del servizio che, di fatto, si è arrestata da tempo. Così si è arrivati alla scelta di raggiungere i 280 caratteri, un compromesso rispetto all'eliminazione totale del limite ipotizzata nel 2016 che cerca di trovare un bilanciamento tra una rivoluzione completa e un conservatorismo che non sta portando nulla nelle tasche di Twitter. Il rischio, però, è quello di perdere la propria identità.

Anche perché negli ultimi anni sembra che l'intenzione del social network sia quella di trasformarsi in Facebook, di certo esempio perfetto di crescita sia in termini di utenza che di investimenti. Sulla piattaforma di Zuckerberg i post non hanno limite di caratteri, elemento al quale Twitter pare voglia avvicinarsi. Per il resto, però, i due portali si sono allineati su molti aspetti: i feed non sono più gestiti in ordine temporale ma attraverso un algoritmo, ci sono messaggi privati, conversazioni e hashtag. Persino le dirette video sono state sdoganate con il supporto a Periscope. Ecco, su Twitter manca la possibilità di modificare i messaggi una volta inviati, elemento che lo renderebbe ancora più simile a Facebook ma che creerebbe diverse problematiche vista la natura del social. A questo punto la vera domanda è: diventare Facebook salverà Twitter dall'oblio e dallo stesso Facebook?