Quando ci si chiede perché è importante parlare di diversità e accettazione nel settore dei videogiochi, basta fare fare un passo indietro e osservare cosa succede quando un titolo prova a rappresentare una minoranza. The Last of Us 2, come abbiamo spiegato nella nostra recensione, è il primo videogioco tripla A con una protagonista omosessuale che basa il suo racconto (anche) su una rappresentazione non stereotipata dei rapporti sentimentali tra persone dello stesso sesso. È uno dei punti di forza del gioco, che riesce a trattare tematiche complesse con una lucidità narrativa che pochi sviluppatori sanno mettere in campo. E in Naughty Dog, ormai lo sappiamo, sono maestri in questo. Ma la necessità di questi racconti emerge proprio quando vengono pubblicati. E criticati da chi vorrebbe soffocare la voce delle minoranze.

Nel caso di The Last of Us 2 il metodo utilizzato è ormai noto nel settore dei videogiochi. Si chiama review bombing e prevede la pubblicazione di un enorme numero di recensioni negative da parte degli utenti all'interno dei siti che aggregano i voti di giornalisti e giocatori. Il più famoso è Metacritic, che spesso diventa campo di battaglia per i titoli più controversi. Nel caso dell'ultimo videogioco di Naughty Dog il cortocircuito è palese: la media delle recensioni della stampa è 9,5, mentre quella degli utenti è 3,4 (ora 4,3). Un dato falsato per ovvi motivi, anche solo per il fatto che il gioco è uscito ieri mattina e quindi nessuno (a parte i giornalisti) ha potuto realisticamente giocarlo tutto. Insomma, le recensioni degli utenti nascono come puro atto di protesta e non come volontà (rispettabile) di criticare un gioco che può non piacere.

Sono attualmente presenti 75.000 recensioni da parte degli utenti su Metacritic, la maggior parte di esse negative (oltre 44.000). Per fare un paragone, il primo episodio ha solo 9.000 recensioni sul portale. Il motivo? Le tematiche LGBTQ che The Last of US 2 porta avanti non sono piaciute agli utenti più estremisti, che hanno avviato una campagna fascista per boicottare il gioco. Troppo politicizzato e schierato secondo loro, che si sono trovati "costretti" a vestire i panni di una lesbica in un videogioco. Una polemica peraltro ricorrente e che ha toccato anche altre minoranze: con l'uscita della prima modalità carriera in FIFA, alcuni utenti si sono lamentati dell'obbligo di dover giocare nei panni di un protagonista nero.

Per questo è importante parlare di omosessualità e videogiochi, di minoranze etniche e videogiochi. Senza farsi abbagliare da una situazione solo apparentemente positiva e inclusiva: non è così. I gay sono ancora rappresentati poco e male nei videogiochi, così come lo sono i neri. Ellie, la protagonista di The Last of Us 2, è il primo personaggio principale apertamente gay di un videogioco. Nel 2020. E se il titolo tratta questa tematica come dovrebbe essere trattata (la normalità), noi non possiamo farlo. Dobbiamo dirlo, sottolinearlo, esaltarlo. Bisogna discuterne, spiegare perché è importante che questi personaggi possano trovare il loro spazio. Altrimenti si lascia campo libero a quelle 44.000 persone che oggi hanno scelto di vivere nel lato sbagliato della storia. Che non gli appartiene e mai gli apparterrà.