Opinioni
4 Marzo 2015
11:02

A due mesi da Expo 2015 il sito del Governo per promuovere l’Italia in Cina non funziona

Con i visitatori stranieri la situazione di Expo 2015 si poteva salvare cominciando a creare una buona infrastruttura di siti web. Invece, anche su internet, la situazione è drammatica quanto – se non oltre – quella dei cantieri veri e propri. Perché se un turista cinese vuole ottenere qualche informazione sul nostro paese, da anni si trova davanti a questa scritta: “Wǎngzhàn zhèngzài wéihù zhōng”, il sito è offline per manutenzione.
A cura di Marco Paretti

Basta percorrere il primo tratto della tangenziale ovest di Milano per constatare che lo stato dei lavori del sito che ospiterà l'Expo a partire dal primo maggio è un disastro. Cantieri, scavatrici e gru, con qualche accenno di struttura. Nel cantiere dell'Expo si lavora di giorno e di notte, ma solo pochi padiglioni sono terminati. Poteva andare bene nel 2014, non può a marzo 2015, a meno di due mesi dall'inizio dell'Esposizione Universale. Non stupisce, quindi, che a conti fatti circa il 20% delle opere pianificate non saranno  mai completate. Niente più "Vie d'acqua", per esempio, e le infrastrutture connesse all'evento sono una lista di ritardi e ripensamenti.

Eppure per migliorare l'immagine del nostro Expo sarebbe bastato così poco, dopotutto per ora questa situazione la vediamo solo noi che su quella tangenziale ci passiamo quotidianamente, la vedono i responsabili della commissione e chi si interessa e segue l'evolversi dei lavori attraverso i racconti dei giornali. Ma gli stranieri, quelli che saranno gli ospiti principali della manifestazione, sono ancora ben lontani da gru e cantieri. Con loro la situazione si poteva salvare cominciando a creare una buona infrastruttura di siti web che potessero spiegargli come muoversi una volta arrivati in città e quali eventi tenere d'occhio. Invece no, anche su internet la situazione è drammatica quanto – se non oltre – quella dei cantieri veri e propri. Perché se un turista cinese vuole ottenere qualche informazione sul nostro paese, da anni si trova davanti a questa scritta: "Wǎngzhàn zhèngzài wéihù zhōng", il sito è offline per manutenzione.

Il portale in questione è Yidalinihao.com – Yidali Ni Hao, ciao Italia – lanciato nel 2010 proprio all'interno dell'Expo di Shangai. Quella che voleva essere una versione indirizzata al mercato cinese del sito Italia.it si è in realtà rivelato fin da subito un mezzo fallimento creato in fretta e furia. Una cinquantina di pagine, una per ogni regione più alcune secondarie, testi presi da Italia.it e tradotti con Google Translate e un costo spropositato: nel 2010 si parlava di 320 mila euro. Resta tuttora un mistero la presentazione iniziale, che vedeva in bella mostra in homepage Parmigiano, prosciutto di Parma, Ferrari e Ducati. Più un'immagine di Bologna. Alla fine si è scoperto che era solo un copia-incolla del sito cinese dedicato alla Regione Emilia-Romagna. In seguito l'immagine di Bologna stata scambiata con una di Milano, ma tutto il resto è rimasto pressoché identico.

"Il turismo cinese in Italia ha finalmente uno strumento moderno, realizzato e pensato per il pubblico cinese"così veniva presentato, all'Expo di Shangai, Yidalinihao.com "Occorre far conoscere il nostro paese attraverso Internet, lo strumento oggi maggiormente utilizzato, anche in Cina, per la scelta dei viaggi. È un errore pensare che una comunicazione pensata per il pubblico europeo possa andare bene, semplicemente con una traduzione dei contenuti, per il pubblico cinese". Una presentazione che, visti i risultati, fa quasi sorridere. Quasi, perché la situazione del sito è tragicomica. Anche perché le traduzioni riguardavano solo una piccola parte del portale; ogni regione, per esempio, era accompagnata da un video musicale che mostrava le eccellenze di ogni luogo. Peccato che i responsabili si fossero limitati a riportare i video presenti su Italia.it, senza uno straccio di traduzione in cinese. Inspiegabile, inoltre, la totale assenza di compositori italiani nelle musiche scelte per fare da sottofondo ai filmati: niente Vivaldi, Verdi o Albioni, ma compositori austriaci, inglesi, polacchi e norvegesi.

E così arriviamo al 2015, l'anno di Expo. A meno di due mesi dall'inizio dell'Esposizione Universale in che stato versa il portale dedicato ad uno dei mercati più importanti del mondo? Quello che probabilmente porterà una maggiore affluenza di visitatori nei padiglioni italiani? Nullo. Yidalinihao.com non esiste più, è morto da mesi ucciso dai suoi stessi creatori. L'homepage mostra un messaggio che avverte di una manutenzione in atto, mentre dal sito Italia.it è sparito ogni tipo di riferimento legato alla versione cinese, prima disponibile nel menu a tendina in alto a destra. La data nel footer è ferma al 2010. Allo stato attuale delle cose l'unico portale Expo che non parla solo in italiano è, paradossalmente, Verybello.it, quello che noi avevamo definito un disastro da 35 mila euro. Che, comunque, si avvale di testi in inglese tradotti con Google Translate. C'è poi il sito ufficiale della manifestazione, che oltre all'inglese offre la possibilità di selezionare la lingua francese. Ma per i visitatori cinesi non c'è nulla. Eppure, secondo una stima del Governo di Pechino, i cinesi in visita durante l'Esposizione Universale saranno circa un milione. Chi li guiderà alla scoperta della manifestazione? Un'altra occasione mancata, per di più in maniera davvero ingenua. Però in questi cinque anni una modifica c'è stata: è magicamente apparso il logo di Expo sul sito. Poco importa che intorno non ci sia nulla.

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