"Questa udienza ha chiarito una cosa: queste aziende sono dei monopoli. Alcune devono essere spezzate, tutte devono essere regolate". Con queste parole David Cicilline ha concluso l'udienza ai quattro CEO delle aziende tecnologiche più importanti degli Stati Uniti, che per oltre 5 ore hanno dovuto rispondere alle domande di un Comitato preparato, preciso e competente sulle pratiche commerciali delle quattro realtà della Silicon Valley. Dell'incertezza e impreparazione che hanno caratterizzato l'udienza di Mark Zuckerberg sul caso Cambridge Analytica non è rimasto nulla: durante l'incontro i CEO sono stati messi davanti a domande preparate, documenti interni e minuziose ispezioni delle loro pratiche aggressive.

Alla base della maggior parte delle critiche si trova l'atteggiamento aggressivo nei confronti della concorrenza, un approccio condiviso da Facebook, Google e Amazon sui rapporti di forza che negli anni hanno messo in campo contro le realtà che hanno minacciato il loro business. Dalle acquisizioni selvagge di Zuckerberg (che nelle mail interne scriveva come intendesse acquisire tutte le startup potenzialmente pericolose) alle minacce di deindicizzazione di servizi come Yelp da parte di Google, che nel tempo ha iniziato a offrire un suo servizio alternativo di recensioni. Ma anche pratiche di prezzi in perdita di Amazon, che negli anni hanno portato diversi negozi a dover abbandonare la piattaforma (e quindi potenzialmente le vendite online). Apple ha invece dovuto rispondere in merito al contributo del 30 percento richiesto ad alcuni sviluppatori e alle regole sull'ammissione o meno all'interno dell'App Store, uno scalino che secondo il Congresso fornisce troppo potere all'azienda di Tim Cook.

I quattro CEO hanno dato il via all'udienza con un discorso di 5 minuti ciascuno che, com'era previsto, si è concentrato su un'unica idea di fondo: siamo aziende americane nate in America e da origini umili. Qualcuno, come Zuckerberg, ha anche espresso il passaggio successivo: se noi rallentiamo, la Cina è pronta a sorprenderci con le sue aziende. Una tematiche che nelle 5 ore successive è in realtà emersa poche volte, schiacciata dalle domande incessanti dei membri del Congresso USA su pratiche, documenti e decisioni delle aziende. Solo in un paio di frangenti si è tornato a parlare di Cina, come quando è stato chiesto ai quattro se erano a conoscenza di furti di tecnologie americane da parte del governo cinese. Hanno risposto tutti no, tranne Zuckerberg: "Penso sia evidente che il governo cinese stia rubando tecnologie alle aziende americane".

Le cinque ore di udienza sembrano aver concretizzato nel Congresso l'idea che queste aziende siano effettivamente troppo grandi per poter proseguire con il loro percorso di crescita incondizionata. Soprattutto nel caso di Facebook e Google, è evidente che i rappresentanti siano ormai convinti che le due realtà sono incontrollabili. "Lunedì il secondo contenuto più condiviso su Facebook era un video che negava l'utilità delle mascherine e proponeva l'idrossiclorochina come cura per il coronavirus" ha spiegato Cicilline a un certo punto. "In 5 ore ha raccolto 20 milioni di visualizzazioni e oltre 100.000 commenti prima che Facebook lo rimuovesse". "Lo abbiamo rimosso" ha risposto Zuckerberg. "Dopo 20 milioni di visualizzazioni" ha ribattuto Cicilline. "Questo non suggerisce che la vostra piattaforma è così grande che anche con le giuste politiche non potete contenere contenuti mortali?". Da qui la considerazione finale: queste aziende sono dei monopoli e alcune devono essere spezzate. Ora è tutto in mano al Congresso, che nel corso delle prossime settimane pubblicherà un rapporto dove saranno chiariti i prossimi step. Che potrebbero portare a un profondo cambiamento di queste realtà e del business online.