legge ue copyright

È previsto per il 20 e 21 giugno (inizialmente previsto per il 24 aprile) il voto della commissione giuridica del Parlamento europeo sulle modifiche alle normative sul copyright all'interno dei paesi UE. Le modifiche fanno riferimento ad una proposta di modifica del 2016 che aveva lo scopo di "ammodernare" la legge sul diritto d'autore nell'era del digitale, visto che la precedente  aveva un forte radicamento all'epoca analogica. Ma non sono mai mancate le proteste, da più parti e da diversi settori. La norma aveva come obiettivo quello di regolare meglio la protezione dei contenuti condivisi online e, soprattutto, oggetti di pesanti critiche sono gli "ancillary rights", ossia i diritti sanciti dagli articoli 11, “Protezione delle pubblicazioni di carattere giornalistico in caso di utilizzo digitale”, e 13, "Utilizzo di contenuti protetti da parte di prestatori di servizi della società dell’informazione che memorizzano e danno accesso a grandi quantità di opere e altro materiali caricato dagli utenti”,  della norma.

Si torna a parlare di modifica della legge sul diritto d'autore, che dovrebbe entrare in vigore nei paesi UE, visto l'approssimarsi del voto della commissione giuridica del Parlamento europeo sulle modifiche alle normative sul copyright. La norma era stata pensata nel 2016 come tentativo unitario per la gestione della materia del diritto d'autore, ma, anche, un tentativo per evitare la diffusione di leggi singole ed eterogenee vigenti nei diversi paesi UE. Infatti, esistono due esempi di norme non unitarie, attualmente in vigore in Spagna e Germania. Ma il tentativo europeo rischia davvero di scontentare tutti, vista anche la vastità della materia che ingloba il diritto d'autore.

Il punto che sta facendo molto discutere riguarda il principio introdotto dall'art.11 che introdurrebbe la cosiddetta "Link Tax". In pratica, la possibilità per gli editori di farsi pagare i diritti per la semplice pubblicazione del link ad un articolo, quando il link incorpora un estratto, un riassunto di notizia, quello che adesso fa "Google News" ad esempio. I diritti di copyright verrebbero estesi così al titolo, agli snippets (gli estratti), fino all'URL, la parte che identifica l'indirizzo di una risorsa web. La discussione nasce dal fatto che questa norma finirà per avvantaggiare i grandi editori, da sempre sul piede di guerra contro Google e Facebook per i mancati introiti riconosciuti (che adesso sarebbero garantiti dalla legge), ma costituirà uno svantaggio per i piccoli editori e blogger. Significherà che questi ultimi dovranno scendere a patti con gli editori per stringere accordi sull'indicizzazione e pubblicazioni di estratti degli articoli con relativo link.

Il mercato dell'editoria, così prevedono le associazioni che criticano la norma, subirà un nuovo squilibrio a tutto vantaggio dei grandi editori, con la relativa scomparsa degli aggregatori, come Google News.

Uno scenario simile lo si è visto in Spagna, dove la legge sul diritto d'autore è in vigore dal 2014 e ha portato alla scomparsa di Google News. I piccoli editori sono quelli che hanno sofferto di più, non avendo il potere di poter contrattare con le grandi piattaforme e, inoltre, negli ultimi tre anni si è registrato un calo di traffico verso le notizie online. In più, si è registrato un elevato numero di produttori di notizie su tutto ciò che riguarda la penisola iberica ma con residenza in Messico, così da evitare le magli stringenti della norma

L'esempio tedesco è poi molto simile, anche se meno restrittivo. Google News continua ad esistere, ma solo con titolo e foto senza estratti e il numero degli aggregatori si è sensibilmente ridimensionato. Viste le due esperienze, quella spagnola e quella tedesca, ci si augura che il voto dei prossimi giorni tenga conto di tutte le voci, fatto salvo il diritto di salvaguardare appunto il diritto d'autore.