norma copyright

Quello che in tanti temevano è successo. Il Parlamento Europeo ha approvato la proposta di riforma del Copyright, una norma che aveva fatto molto discutere negli ultimi mesi. Le preoccupazioni maggiori si sono sempre concentrate in particolare su due articoli, l'11 e il 13 che sanciscono, rispettivamente, il principio della "link tax" e quello dell'"upload filter". La norma è stata approvata con 438 voti a favore, 226 contro e 39 astensioni. A maggioranza, è stato anche adottato il mandato per cominciare i negoziati con Consiglio e Commissione Ue, necessari per arrivare alla definizione del testo legislativo finale. Grande soddisfazione ha espresso il relatore del provvedimento, il popolare tedesco Axel Voss, che ha dichiarato: "E' un buon segnale per l'industria creativa e culturale europea". Di Maio, vicepremier e ministro dello Sviluppo Economico ha definito l'approvazione della norma sul copyright "una vergogna tutta europea".

Cosa cambia con l'approvazione della norma sul copyright

E' questa la domanda che tutti si sta facendo, ormai da mesi: cosa cambia con questa norma? Nei mesi precedenti era cresciuta in tutta Europa una forma di protesta contro questa norma, addirittura oltre 70 esperti, nel mese di giugno, avevano duramente criticato questa norma, tra questi figuravano anche l'inventore di internet, Tim Berners-Lee, e il fondatore di Wikipedia, Jimmy Wales. Opinione degli esperti era che questa norma, che trova il suo fulcro proprio negli articoli 11 e 13, potesse trasformare internet in uno strumento di sorveglianza e di controllo automatizzata sui propri utenti.

Di fatto, conseguenza dell'approvazione, come ha sottolineato l'eurodeputata verde tedesca Helga Truepel, che ha lavorato all'emendamento, è che "non saranno più gli utenti a essere responsabili" per i contenuti illegali che violano il copyright e che pubblicano su internet, "ma le piattaforme" come Facebook o YouTube. Con queste nuove regole quindi si "mette fine ai ragazzini delle scuole che finiscono in tribunale per aver caricato online contenuti protetti" dal diritto d'autore, perché "spetta alle piattaforme controllare e remunerare artisti, giornalisti e così via". E' questo uno dei cambiamenti fondamentali introdotti dalle nuove regole Ue sul copyright.

La Truepel ha anche ricordato che "se non vuoi essere pagato, puoi condividere gratuitamente le tue opere, non c'è l'obbligo di chiedere la remunerazione da parte" di artisti e giornalisti ed editori alle piattaforme. Gli snippet, ossia l'immagine e un breve testo di un articolo, sono stati inseriti in quanto "il 50-60%" dei lettori delle news online non legge oltre lo snippet, senza andare quindi sui siti dei media.

Le conseguenze, in ogni caso, saranno tante e tali da dover essere assimilate col tempo. La direttiva stessa è ancora oggetto di una votazione finale, prevista nel gennaio 2019 ed è molto improbabile che venga respinta. Dopo questo passaggio, dovrà attuata dai singoli Stati membri dell'UE, che potrebbero benissimo variare significativamente nel modo in cui scelgono di interpretare il testo della direttiva.

E' "un segnale forte e positivo", in quanto "ora possono incominciare le discussioni tra i co-legislatori" per arrivare al testo finale della direttiva, ha detto il vicepresidente della Commissione Ue al mercato digitale Andrus Ansip e la commissaria al digitale Mariya Gabriel dopo il voto, assicurando di essere "pronti a iniziare a lavorare con Parlamento e Consiglio in modo che la direttiva sia approvata il prima possibile, idealmente entro la fine del 2018".

Nello specifico della norma, l'articolo 11 intende dare agli editori e ai giornali un modo guadagnare più soldi, quando aziende come Google si collegano alle loro notizie, consentendo loro di chiedere licenze a pagamento. L'articolo 13 richiede che alcune piattaforme come YouTube e Facebook impediscano agli utenti di condividere materiale protetto da copyright non autorizzato. I critici della direttiva che queste disposizioni sono disastrose. Nel caso dell'articolo 11, molti osservano che i tentativi di "tassare" piattaforme come Google News per la condivisione di articoli sono ripetutamente falliti.

L'articolo 13, dicono sempre i più critici, è anche peggio. La norma richiede che le piattaforme lavorino proattivamente con i titolari dei diritti per impedire agli utenti di caricare contenuti protetti da copyright. L'unico modo per farlo sarebbe la scansione di tutti i dati caricati su siti come YouTube e Facebook. Questo creerebbe un onere incredibile per le piccole piattaforme e potrebbe essere utilizzato come meccanismo di censura diffusa. Per questo motivo figure come il fondatore di Wikipedia Jimmy Wales e l'inventore del World Wide Web Tim Berners-Lee si sono espressi così fortemente contro la direttiva.

Ma i tanti sostenitori della norma sostengono che siti come GitHub e Wikipedia non saranno toccati dall'articolo 13. Saranno escluse anche le piccole e micro imprese del web.

Per il vicepremier Di Maio, è "una vergogna tutta Europea: il Parlamento Europeo ha introdotto la censura dei contenuti degli utenti su Internet. Stiamo entrando ufficialmente in uno scenario da Grande Fratello di Orwell". Di Maio aggiunge che M5S si batterà "nei negoziati tra i governi, in Parlamento europeo e nella Commissione europea" contro il provvedimento e assicurando che "alla prossima votazione d'aula la direttiva verrà nuovamente bocciata".

"Chiedo al presidente del Consiglio Conte di prendere immediatamente le distanze dalle dichiarazioni infamanti del vicepremier Di Maio contro il Parlamento europeo. Minacciare l'unica istituzione Ue direttamente eletta dai cittadini e' da analfabeti della democrazia". E' quanto scrive in un tweet il presidente del Pe Antonio Tajani.