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Si capisce che un social network sta crescendo molto, quando i big del tech iniziano a cercare un modo con cui contrastarlo. E il lancio di Lasso da parte di Facebook, la possibile acquisizione di Firework da parte di Google, e il record di applicazione più scaricata al mondo, sono la dimostrazione lampante che TikTok sia la piattaforma più importante di questi tempi. Tempi in cui, l'egemonia di Zuckerberg con i suoi Facebook, Instagram e WhatsApp sembra essere più che in difficoltà.

Ma proprio nel periodo più dorato di TikTok, il social network cinese ha reso noto con un annuncio che non accetterà pubblicità politiche sulla piattaforma, sia in occidente che in oriente dove, tra le altre cose, non è possibile parlare né di Piazza Tianamen, né dell'indipendenza del Tibet.

Se vuoi fare politica, vai su Facebook e Instagram

I post politici sponsorizzati non sono adatti all'applicazione di condivisione video più popolare del momento. È questo, sostanzialmente, il messaggio che Blake Chandlee, Vice Presidente di Global Business Solutions per TikTok, ha pubblicato in un post sul blog della piattaforma lo scorso venerdì. E sia chiaro, che la scelta del social network sia arrivata a pochi giorni dalla proposta di Enrico Letta di estendere il diritto di voto ai maggiori di 16 anni (di fatto la fascia d'età più attiva – e più influenzabile – su TikTok), è solo una strana coincidenza.

"Non consentiremo annunci a pagamento che promuovono o si oppongono a un candidato, un leader attuale, a un partito o gruppo politico o a un problema a livello federale, statale o locale" – si legge nella nota – "inclusi annunci relativi alle elezioni, annunci di patrocinio o annunci di emissione".

Si tratta di una scelta drastica, in netto contrasto con le policy di alcuni dei social network più famosi, che anche se giustificata con l'intenzione di "rimanere fedele al sentimento leggero e irriverente dell'app, che rende la piattaforma un posto divertente su cui trascorrere il tempo", potrebbe nascondere la volontà di tirarsi fuori dalle responsabilità di affrontare future campagne elettorali, pur al costo di rinunciare a degli introiti non indifferenti: Matteo Renzi, ad esempio, in pochi mesi ha speso più di 128.000 euro per aumentare la visibilità dei suoi post su Facebook. E chiaramente non è l'unico.

La censura su TikTok

E proprio nei giorni in cui ci si interroga sul ruolo dei social network nelle campagne elettorali, il The Guardian ha pubblicato un documento con il quale viene messo in risalto un argomento che, forse, tutti vogliono fingere di ignorare: le linee guida della censura su TikTok, ossia le leggi che stabiliscono quali contenuti possono essere pubblicati e quali devono essere limitati.

Nel documento vengono evidenziati i metodi con i quali gestire i contenuti non idonei e sottolineato che questo tipo di censura vieta l’apparizione di personaggi come Kim Jong-il, Kim Il-sung, Mahatma Gandhi, Vladimir Putin, Donald Trump, Barack Obama, Kim Jong-un, Shinzo Abe, e altri, ma non il leader cinese Xi Jinping.

Immediata la risposta del gruppo che ha acquisito Musical.ly e che l'ha resa TikTok, che ha spiegato che il documento trapelato sia stato ritirato da mesi, spiegando le attuali policy interne con un blando "le regole di TikTok sono pensate per ridurre i conflitti e soffocare le distonie".

Con l'apertura all'occidente, le policy cinesi non sono più adeguate

La sfida più grande per il colosso Bytedance, il gruppo proprietario di TikTok, probabilmente è stato proprio quello relativo all'adattamento delle policy della piattaforma, una volta resa disponibile l'applicazione in tutto il mondo. È più che palese che le regole cinesi, attive sul social network quando era disponibile solo in Asia, non potessero più valere in modo assoluto, e la necessità di team di regolamentazione nazionali è diventata sempre più evidente, al punto da spingere l'azienda a creare squadre localizzate in grado di agire in base a regole, pratiche, cultura e abitudini del luogo.

Bytedance promette trasparenza, ma in nessun modo ha reso pubbliche le nuove policy nazionali (ed italiane) di TikTok, né le modalità in cui sarà garantita la libera espressione nel social network più utilizzato dal mondo dei giovani.