Il "nuovo Facebook" che Mark Zuckerberg ha svelato poche ore fa attraverso un post sul suo profilo personale vuole anticipare quella che sembra essere la più grande rivoluzione del social network dalla sua nascita ad oggi; non più una piazza aperta e pubblica ma un grande focus sulle comunicazioni private e criptate, da portare avanti più all'interno delle tre app di messaggistica proprietarie – Messenger, WhatsApp e Direct – che nel News Feed. Una visione espressa in un lungo testo di 3.200 parole dove il tema principale è la privacy e la sua difesa, anche a costo di dover rinunciare ad utenti e paesi in cui è operativo. Un cambiamento necessario in seguito agli scandali degli ultimi due anni, ma che non deve far dimenticare ciò che Zuckerberg ha sempre pensato in merito alla privacy. Che di certo non è sempre stata il suo primo pensiero.

"Le persone mi stanno mandando i loro dati. Ho 4.000 email, immagini, indirizzi. Non so perché, si ‘fidano' di me. Stupidi". A scriverlo era un giovane Zuckerberg su AOL, poco dopo aver lanciato il social network ai tempi del college. Nel tempo l'opinione del fondatore e CEO si è inevitabilmente ammorbidita, ma il messaggio di ieri suona come una chiamata alle armi contro una situazione che lui stesso ha contribuito a creare con il suo prodotto. Anzi, un panorama che lui stesso ha creato in primo luogo. Non bisogna anche dimenticare i molti passi falsi fatti da Zuckerberg in merito alla privacy e alle sue app di messaggistica. Nel 2014, per esempio, quando l'attacco hacker a Sony ha cominciato a preoccuparlo per la sua potenziale esposizione, il CEO di Facebook ha deciso di mettere in atto una funzionalità che a tutti gli altri utenti non era concessa: in un attimo, ha eliminato tutti i suoi messaggi inviati privatamente sulle sue piattaforme.

Una storia svelata da TechCrunch lo scorso aprile che ha gettato numerose ombre sull'operato di Facebook: se il social è in grado di mettere in pratica degli strumenti per la privacy di questo tipo, perché lo fa solo per il suo creatore e non per tutti gli utenti? Il fatto che Zuckerberg abbia eliminato tutti i suoi messaggi lasciando intatti quelli delle persone con cui ha chattato sottolinea perfettamente la sua visione della privacy, più di ogni altra scusa o spiegazione pubblica.

Oggi, però, Zuckerberg ha fatto un passo indietro. Ha annunciato, oltre all'unificazione già trapelata delle tre app di messaggistica, che Facebook si trasformerà in una piattaforma fortemente votata alla privacy e che tutte le conversazioni inviate sulle sue app saranno private e criptate, ma anche che i messaggi saranno cancellati automaticamente entro qualche settimana o mese, a meno che gli utenti non decidano di disattivare la funzione. Una scelta importante e rivoluzionaria, che sulla carta potrebbe portare ad un cambiamento fondamentale del social network nel corso dei prossimi anni. Sempre che Zuckerberg sia davvero convinto di quello che scrive.

Gepostet von Mark Zuckerberg am Mittwoch, 6. März 2019

Di certo nelle ultime ore non sono mancate le voci che hanno messo in dubbio le parole del fondatore di Facebook e che soprattutto hanno fatto notare proprio il cambiamento di opinione in merito alla privacy che Zuckerberg ha attraversato nel corso degli ultimi 10 anni. Ma l'elemento più lampante è il costante tradimento delle promesse in merito agli strumenti in difesa della privacy che Facebook ha annunciato negli ultimi anni. Ma che non ha mai attivato. Un esempio? Nel 2014 Zuckerberg ha annunciato l'arrivo del login anonimo, ma non è mai arrivato. Lo scorso anno, invece, ha annunciato un pulsante per eliminare completamente tutta la cronologia, ma le notizie al riguardo si sono interrotte quasi subito.

I precedenti non sono di certo promettenti, ma dando fiducia Zuckerberg possiamo iniziare a immaginare come il cambiamento annunciato oggi potrà trasformare il social network nel corso dei prossimi anni, presentando anche numerose sfide per la sua operatività.

Il News Feed diventerà meno importante

Fin dal lancio di Facebook – e dalla successiva definizione di "News Feed" – la schermata principale del social network si è dimostrata essere l'elemento principale di tutta l'esperienza. Non solamente perché racchiude tutti i post degli amici e li presenta attraverso una complessa selezione basata sull'algoritmo, ma anche perché è il fulcro della presenza delle pubblicità all'interno del social. Oggi Zuckerberg ha invece annunciato che questo elemento diventerà sempre meno importante in favore delle comunicazioni private all'interno delle sue app. Un cambiamento radicale sia per quanto riguarda la pubblicità che per la fruizione stessa del portale, che potrebbe portare a conseguenze anche per gli altri social network basati su una timeline a scorrimento.

Facebook dovrà cambiare business model

Ma la trasformazione del social network da News Feed-centrico a strumento di comunicazione privato comporterà inevitabilmente la necessità di modificare il proprio metodo di guadagno, così fortemente basato sui dati personali, sulla profanazione degli utenti e, ovviamente, sull'immenso reach che il News Feed gli garantisce. È anche questo un cambiamento epocale, perché il News Feed è attualmente uno dei prodotti più lucrativi mai creati e Zuckerberg ne ha appena annunciato la morte. Una possibile soluzione, come d'altronde anticipato anche dal CEO, è quella di traslare il proprio business model sul commercio, sfruttando le comunicazioni private per spingere la compravendita di prodotti – che già avviene in forma embrionale su Instagram – e i pagamenti digitali, strategia da portare avanti con una criptovaluta proprietaria attualmente in fase di sviluppo.

Facebook non entrerà in Cina (e uscirà da alcuni paesi)

La presa di posizione di Zuckerberg nei confronti della privacy dovrebbe tramutarsi anche nella decisione di immagazzinare i dati degli utenti solamente nei paesi considerati come sicuri e che "non hanno problemi con i diritti umani e con la libertà di espressione". Questo significa che Facebook si porrà in contrasto diretto con tutti quei governi che invece gli richiedono un controllo sempre maggiore delle comunicazioni che avvengono sulla piattaforma. Una situazione che, come prevede Zuckerberg, porterà a dei sacrifici, cioè la decisione di non operare più in alcuni paesi. In Russia e Vietnam, per esempio, il social è fortemente a rischio viste le continue pressioni governative. La Cina, invece, resterà un mercato ancora molto distante: è praticamente impossibile che Facebook riesca ad aprire nel paese dopo questa decisione focalizzata sulla privacy.

I problemi con le autorità

È un dato di fatto: i terroristi possono utilizzare le applicazioni criptate per comunicare e pianificare attentati. Per questo le autorità di tutto il mondo – anche quelle di paesi che Facebook considera come sicuri – hanno effettuato sempre maggiori pressioni sul social per accedere alle comunicazioni degli utenti. Un'eventualità che la crittografia end-to-end esclude categoricamente e che di certo viene completamente bloccata dal futuro di Facebook dipinto da Zuckerberg. Questa situazione potrebbe però avere due output diversi: da un lato le ostilità con le autorità aumenteranno inevitabilmente, dall'altro Facebook potrebbe guadagnarne a livello di immagine agli occhi del pubblico, come già aveva fatto Apple con il suo scontro con l'FBI.

La diffusione incontrollabile delle fake news

La crittografia, però, porta con sé anche il difficile discorso sulle fake news, che negli ultimi mesi WhatsApp ha sottolineato tristemente bene. Consentire comunicazioni private e criptate significa anche permettere che gli utenti condividano bufale senza che i sistemi in grado di rilevarle possano farlo liberamente. Ma anche potenzialmente non avere un controllo sul sentimento generale degli utenti e, soprattutto, su eventuali comunicazioni politiche. Questi sono tutti punti che Facebook con WhatsApp ha già iniziato a risolvere in maniera molto esplorativa – flaggando per esempio tutti i messaggi inoltrati e limitandone il numero di inoltri – ma se davvero il futuro di Facebook sarà così chiuso, Zuckerberg dovrà trovare un modo per assicurarsi che le fake news non abbiano spazio all'interno della sua visione.