Alla fine Trump ce l'ha fatta. Dopo le forti pressioni che negli ultimi mesi il governo degli Stati Uniti ha esercitato sulle nazioni alleate, Trump sembra aver dato il colpo di grazia a Huawei, azienda con cui il Presidente USA ha un rapporto burrascoso da ormai diverso tempo. L'inserimento dell'azienda cinese all'interno della lista nera del commercio, l'Entity List, sembra aver sortito gli effetti sperati: se gli stati alleati hanno deciso di continuare a collaborare con Huawei – non solamente consentendo la vendita degli smartphone, ma anche continuando ad utilizzare le infrastrutture del conglomerato di Shenzhen – Trump è riuscito ad avviare un processo che sta portando letteralmente ad uno squartamento dei telefoni cinesi, ormai in procinto di essere abbandonati da alcune delle più importanti aziende che forniscono software e componenti a Huawei.

Aziende americane, ovviamente, che in seguito all'inserimento di Huawei nella lista nera del commercio dovrebbero ottenere delle licenze speciali per continuare a vendere i propri prodotti alla Cina. Nella lista, infatti, figurano aziende e soggetti che "rischiano di intraprendere attività contrarie alla sicurezza o agli interessi di politica estera degli Stati Uniti", un'accusa che Trump ha più volte rivolto a Huawei nel corso degli ultimi mesi in riferimento sia all'infrastruttura di rete che ai dispositivi personali, che negli USA sono venduti solamente presso alcuni operatori e sbloccati, quindi poco appetibili per la tipologia di consumatore statunitense. Una distribuzione minima che ora non solo rischia di essere ulteriormente rallentata, ma che potrebbe essere completamente decapitata in tutto il mondo a causa dei blocchi imposti dagli USA. Blocchi che non vanno a colpire direttamente la distribuzione ma la costruzione stessa dei dispositivi.

Huawei non potrà più usare Android, l'OS di Google

Se infatti l'annuncio dell'inserimento di Huawei nella lista nera del commercio aveva fatto temere il peggio per quanto riguarda Google e il suo sistema operativo Android, oggi la situazione non solo è andata a concretizzarsi ma lo ha fatto con una nota ulteriormente negativa. A seguito della notizia secondo la quale Google sarebbe pronto a revocare le licenze di Android a Huawei lasciandogli in mano solamente una versione open source – e quindi esente da servizi, negozio digitale e tutta una serie di funzionalità e aggiornamenti di sicurezza -, altre aziende americane sarebbero pronte a seguire il suo esempio tirandosi fuori dalla linea di produzione di Huawei.

Intel, Qualcomm e Broadcom pronte ad abbandonare Huawei

Lo ha riportato Bloomberg, indicando che colossi come Intel, Qualcomm e Broadcom sarebbero in procinto di annunciare una decisione simile a quella dell'azienda di Mountain View, congelando la fornitura di chip destinati ai dispositivi Huawei e di fatto squartando dall'interno gli smartphone dell'azienda cinese. Si tratterebbe di processori dedicati alla connettività e ad altre funzioni – ma non il processore principale, proprietario dell'azienda di Shenzhen – ma anche di processori destinati alla linea di portatili di Huawei, soprattutto nel caso di Intel. Se questa decisione dovesse essere confermata, per Huawei l'immediato futuro potrebbe essere davvero buio in tutto il mondo.

D'altronde gli smartphone cinesi resterebbero senza componenti e senza sistema operativo, relegati ad una versione di Android che non offrirebbe né lo store di applicazioni né i servizi di Google come Gmail o Mappe, ma anche gli aggiornamenti di sicurezza ormai fondamentali. In breve, dovrebbero utilizzare una versione adattata del FireOS dei tablet di Amazon – a sua volta basato su Android open source – che di certo non brilla per completezza. Senza parlare della difficoltà nel trovare nuovi fornitori per i componenti americani di chip. Una sfida, quest'ultima, di certo più semplice da risolvere per il colosso cinese rispetto a quella che la attende lato software. Huawei sembra essere obbligata ad utilizzare il piano B che negli ultimi anni ha sviluppato lontano dai riflettori: il suo Huawei OS che proprio dall'inizio dell'amministrazione Trump è stato visto come un possibile mezzo per contrastare un eventuale colpo a segno inferto dagli Stati Uniti. Colpo che oggi è arrivato portando con sé conseguenze ancora più gravi del previsto.

Huawei come ZTE: un gigante in ginocchio

Un'indicazione del possibile contraccolpo pronto a colpire Huawei in realtà ce l'abbiamo. Nel 2018 ZTE è stata colpita da una decisione simile: sorpresa a violare un embargo sul commercio con l'Iran, l'azienda cinese è stata messa al bando con un blocco temporaneo, multata ed eliminata dalla lista di clienti di Google e Qualcomm. Il risultato? Sanzione miliardaria, azienda in ginocchio e management completamente rinnovato. Huawei, almeno in linea teorica, dovrebbe sopportare meglio il contraccolpo, ma non avendo informazioni sullo stato di sviluppo del suo Huawei OS è difficile stimare il danno.

Huawei: "Continueremo a fornire l'esperienza migliore agli utenti"

In questo momento l'unica cosa certa è che gli utenti dei dispositivi attualmente in commercio non dovrebbero avere problemi, almeno inizialmente. Google ha spiegato che "gli utenti dei nostri servizi, Google Play e le protezioni di sicurezza di Google Play Protect continueranno a funzionare sui dispositivi Huawei esistenti", mentre Huawei ha assicurato che continuerà "a fornire aggiornamenti di sicurezza e servizi post vendita ai dispositivi Huawei e Honor". Aggiungendo però una nota incerta: "Tutti gli smartphone e tablet venduti o ancora in stock". Lasciando quindi aperto lo spiraglio per la peggiore delle ipotesi, cioè che per il futuro degli smartphone Huawei sia necessario un completo riassetto produttivo.

Un'altra certezza è che la decisione di Trump – e il conseguente smembramento degli smartphone Huawei – si basa su un'accusa che non ha mai trovato reale fondamento. L'idea che tutti i dispositivi cinesi possano fornire una canale per spiare gli utenti occidentali è un'accusa che nessuno fino ad oggi è riuscito a dimostrare. Ed è per questo che, nonostante le richieste di Trump, i paesi NATO hanno continuato a consentire le vendite dei dispositivi e ad utilizzare le infrastrutture cinesi. E fa bene Huawei a sottolineare nella sua nota "di aver contribuito fortemente allo sviluppo e alla crescita di Android nel mondo" e di essere stato "un partner chiave per lo sviluppo globale di un ecosistema che ha portato benefici agli utenti e all'industria". Così Trump ha trovato un nuovo metodo per evitare la diffusione degli smartphone cinesi: minare la loro produzione. Portando ad uno squartamento dei prodotti che potrebbe lasciare dei segni molto profondi.