google ue copyright

Sono giornate intense e frenetiche in Europa, non solo per le vicende politiche che riguardano tutti i 28 paesi aderenti all'Unione, come quella dei migranti su tutte. Sono giornate intense anche per il fatto che ci si avvicina sempre di più alla data del 5 luglio, giorno in cui l'assemblea elettiva europea dovrà decidere sulla norma che regola la materia del Copyright, una legge controversa che, come detto anche da decine di esperti di digitale, rischierebbe di trasformare Internet per come lo abbiamo sempre conosciuto e usato. Al centro della norma ci sono, in particolare, i due articoli su cui si sono concentrate le critiche, ossia l'11 e il 13. E di fronte ad uno scenario che prevede che siano le piattaforme digitali come Google, Facebook, YouTube a pagare la pubblicazione dei contenuti degli editori, il colosso di Mountain View decide di muoversi in pressing verso gli eurodeputati affinché non approvino questa norma che rischierebbe di arrecare un notevole danno economico, con relativa e cospicua perdita in borsa.

Per questo Google ha cominciato una intensa attività di pressing verso gli eurodeputati, una vera attività di lobbying per la verità non nuova in ambito europeo, spingendo gli editori che appartengono al Digital News Iniziative, il programma dedicato agli editori che l'azienda di Mountain View alimenta con un fondo da 150 milioni di dollari, a fare pressione perchè questa norma non diventi effettiva in Europa. In una mail agli editori, Madhav Chinnappa, direttore per le relazioni strategiche di Google, ha scritto che non vi è tempo da perdere e che si deve agire subito, fornendo anche una lista di eurodeputati su cui fare pressione: "Se siete molto sensibili a questo aspetto, vi preghiamo di prendere contatto con gli eurodeputati", ha aggiunto nella mail.

Quello che sta facendo Google non è fuori dalle pratiche che si usano fare in questi contesti e non è neanche illegale, ma nonostante questo l'azienda si è attirata forti critiche per il modo con cui sta conducendo questa attività di lobbying. Di certo va considerato, per comprendere meglio anche il contesto in cui si mette in campo questo tipo di attività, che la norma sul copyright viene proposta, e forse approvata, in un momento in cui i rapporti commerciali ed economici tra Usa ed Ue non sono idilliaci per due motivi: il primo riguarda sempre il fatto che i grandi player americani non hanno pagato tasse adeguate alle loro dimensioni sul mercato digitale, godendo spesso di privilegi spropositati, il secondo riguarda invece la recente politica dei dati messa in atto dall'amministrazione Trump. Sono due aspetti che stanno influenzando non poco queste giornate.

Va aggiunto, forse come terzo elemento, che i tanti aspetti lacunosi e, talvolta, confusi della stessa norma, inducono a pensare che questa sia stata frutto proprio di una intensa attività di lobbying messa in atto da tutte le parti in causa, in primis da parte degli editori "tradizionali" desiderosi di recuperare terreno rispetto ad aziende come Google o Facebook, anche correndo il rischio di rovinare Internet, rendendolo un luogo di censura e di controllo preventivo, secondo il parere di decine di esperti che si sono espressi su questa norma come Tim Berners-Lee, fondatore di Internet.

Google gioca quindi a fare i suoi interessi, come tutte le parti in causa, correndo il rischio. Julia Rada, eurodeputata tra le protagoniste del fronte contro la norma sul copyright, sottolinea come quella di Google non sia altro che un'azione per mantenere il suo status-quo, "noi invece riteniamo che questa norma sia un vero attacco alla libertà di espressione su Internet".

È un momento storico per l'Europa, nel senso che mai prima d'ora si erano visti toni come quelli contenuti all'interno della norma europea sul copyright che rischia davvero di trasformare Internet, vedremo quale sarà il voto dell'Assemblea.