Sono le 8.15 del 6 agosto del 1945, e Gen si dirige verso la scuola. All’improvviso una sua amica nota un B9 americano sorvolare i cieli giapponesi. Poi, un bagliore accecante, bianco splendente, da cui scaturisce un’esplosione che in brevi istanti cancella edifici, mezzi di trasporto, donne, uomini, bambini, animali. Questa è la scena più simbolica di “Gen di Hiroshima” (1983), lungometraggio animato giapponese tratto dall’omonimo manga di Keiji Nakazawa, che in appena 4 minuti riesce a raccontare l’orrore della bomba nucleare. Una sequenza agghiacciante, perché quanto ritratto in forma animata è accaduto davvero nella realtà, nel 1945. Il 9 agosto dello stesso anno è la volta di Nagasaki. Solo a quel punto il Giappone dell’imperatore Hirohito dichiara la resa, ponendo fine alla Seconda Guerra mondiale.

Tuttavia, i traumi del conflitto restano indelebili nelle società attuali. Nel caso di quella giapponese, la ferita impartita dagli USA resta aperta, soprattutto perché le conseguenze delle radiazioni sono ancora tangibili. Tutt’oggi basta mettere piede al Museo della Pace di Hiroshima, per percepire la sofferenza e il senso di impotenza tra i visitatori locali. L’atmosfera è solenne e rispettosa, perché non bisogna mai dimenticare le lezioni del passato, specie se dolorose. Si tratta di un messaggio importante, da diffondere soprattutto alle generazioni future, per evitare che si ripetano errori tristemente noti. Per questo motivo, molte opere dell’animazione e dell’illustrazione giapponese hanno come tema l'energia nucleare e i danni causati da essa. Lo dimostra, oltre il lungometraggio citato sopra, “Una Tomba per le Lucciole” (1988) dello Studio Ghibli. Vi sono rimandi anche in chiave simbolica, come accade nella distopia di “Ken il Guerriero” (1983-1988), manga di Tetsuo Hara. E come non citare il film “Godzilla” (1954) di Ishirō Honda, poi ripreso da altre pellicole più recenti?

Per fortuna, dopo il 1945 non si è mai più sentito di bombe nucleari lanciate su civili, anche se a volte c’è mancato poco (la crisi dei missili di Cuba nel 1962). I problemi possono però ripresentarsi in maniera diversa. L’11 marzo di nove anni fa, un terremoto di magnitudo 9 fa tremare le coste nord-orientali del Giappone, nella regione di Tohoku, generando a sua volta un gigantesco tsunami, con onde alte dai 5 ai 40 metri. Queste si abbattono violentemente sulla centrale nucleare di Fukushima. L’impatto danneggia i sistemi di raffreddamento dei reattori, che quindi esplodono. L’entità dell’incidente di Fukushima è paragonabile a quanto è successo a Chernobyl nel 1986. Ancora oggi non si sa l’effettivo danno sulla natura e sugli uomini della quantità di radiazioni sprigionate dall’esplosione. Secondo il rapporto di Greenpace Giappone la radioattività è ancora elevata in molte aree. In alcune è addirittura aumentata dall’incidente: in un caso sono stati registrati valori di 137 volte superiori rispetto al 2011. Il governo giapponese nega rischi alla salute, soprattutto con la vicinanza delle Olimpiadi di Tokyo 2020. Ma non è possibile dimenticare il ritorno dell’incubo nucleare.

Il trauma nei videogiochi

Accanto agli anime e ai manga, anche i videogiochi giapponesi si fanno carico del trauma dell’energia atomica, che può tramutarsi in un potere incontrollabile, specie se nelle mani dell’uomo. Un orrore a cui opporre valori come l’ecosostenibilità, il bene comune, il rispetto. Final Fantasy VII, uscito nel 1997 su PlayStation e pronto a tornare con il Remake il prossimo 10 aprile su PlayStation 4 (c’è la demo disponibile), fonda la sua storia sul salvataggio del pianeta. Il gioco comincia in grande stile, con il protagonista Cloud e il gruppo ecoterrorista dell’Avalanche intenti nella distruzione dei reattori Mako, nella città di Midgar, governata dalla compagnia aziendale Shinra. A dar luce alla fumosa e metallica metropoli vi è Aerith, un dolce fioraia. La filosofia di progresso e crescita su cui si basa la Shinra rischia di prosciugare il pianeta della sua Linfa vitale. Comincia così una delle opere più iconiche per il pubblico videoludico. In questa sede è però interessante notare il simbolismo dietro ai reattori Mako, espressione della smania dell’uomo di spremere le risorse della Terra per il proprio tornaconto, in una visione antropocentrica.

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Risale al 1998 un’altra pietra miliare dei videogiochi che ha come tema l’energia nucleare, qui trattata in ambito militare. Si tratta di Metal Gear Solid, ideato da Hideo Kojima e pubblicato da Konami. Snake è un soldato inviato dal governo americano in Alaska per fermare dei terroristi entranti in possesso del Metal Gear Rex, un mecha equipaggiato da testate nucleari. Nel porre fine alla missione ricca di pathos di Snake, si viene a conoscenza di storie di crude sulla guerra. Vi è una pregnante critica all’industria militare, con tematiche che toccano la deterrenza nucleare o i soldati-bambino. Anche la scienza fa spesso capolino nell’opera fortemente politica di Kojima. Ne viene fuori un’atmosfera sì intrigante, ma allo stesso opprimente, perché mostra le reali capacità dell’uomo usate in nome del progresso e della crescita.

Passando a videogiochi più recenti, è necessario menzionare in questo discorso NieR: Automata, di Yoko Taro e Platinum Games, uscito per la prima volta nel 2017. Il titolo è ambientato in un futuro in cui gli umani hanno abbandonato la Terra, che è diventata terreno di scontri tra le biomacchine e gli androidi. È in questo aspetto che risiede la bellezza dell’opera: attraverso la freddezza tipica delle macchine, l’autore Yoko Taro riesce a trattare questioni intime, profonde, su cui il giocatore comincia a interrogarsi, similmente ai protagonisti, ai personaggi secondari, se non addirittura ai nemici incontrati. Autocoscienza, memoria, etica: concetti che guardano al pensiero filosofico, vengono svelati da una storia inaspettata, resa coinvolgente anche da un gameplay frenetico ed appagante. In NieR Automata, c’è una missione in cui gli androidi protagonisti entrano in possesso, in maniera inconsapevole, di informazioni sulle armi nucleari, appartenenti al vecchio mondo degli umani. Bisogna scegliere se darle a Pascal, una biomacchina benevola che ha fondato una società pacifica con robot rudimentali, o alla propria Comandante. In entrambi i casi c’è il rischio che possa finire nelle mani sbagliate, provocando così un nuovo olocausto nucleare, già vissuto dagli uomini. Nei panni da giocatore non è una scelta facile da fare. Anche nel futuro più lontano, il rischio di un disastro è sempre in agguato.

Un discorso simile lo si può fare in Death Stranding, che rimette in mezzo il nome di Hideo Kojima, oltre che la questione dell’atomica. Questa, in termini di trama, riflette il crollo della speranza di riunire la Città Unite d’America, l’unico faro di ripresa dell’umanità dopo il misterioso fenomeno del Death Stranding. Il protagonista Sam, nella solitudine dettata dal suo ruolo di corriere ramingo tiene saldo il senso di collettività degli americani, espressione dei cittadini del mondo. È interessante notare come anche in questo videogioco, Kojima ricorra all’immagine dell’America piuttosto che del Giappone per trattare certi temi, come a voler internazionalizzare problemi che mettono a rischio l’intero mondo.

Infine, vi è un titolo che si basa proprio sulla critica al governo del paese in relazione all’incidente di Fukushima. Quel titolo è Persona 5, uscito nel 2016, anch’esso pronto a tornare con nuovi contenuti il prossimo 31 marzo con Persona 5 Royal. Il videogioco fa ricorso ai vizi e all’egoismo degli adulti per spiattellare la corruzione celata tra gli alti ranghi della cultura, della polizia, dell’economia, della politica. Ad opporsi a ciò vi è un gruppo di giovani sovversivi, chiamati Phantom Thieves, che opera attraverso due vie: una è l’inconscio delle persone, l’altra è internet. La natura reazionaria degli adulti, impelagata nella burocrazia e nella retorica ipocrita va in contrasto con l’ardore e la velocità del mondo online dei giovani. Secondo un’analisi del portale Stay Nerd, i Phantom Thieves sono ispirati al SEALDS, gruppo che si oppone allo sfruttamento dell’energia nucleare sorto in seguito all'incidente del 2011. In generale lo scontro generazionale rappresentato in Persona 5 rimanda alla sfiducia dei giovani nei confronti del proprio governo. Dopo quanto successo a Fukushima, la politica giapponese cerca di nascondere i danni per la salvaguardia della propria immagine agli occhi del mondo, a discapito della salute dei propri cittadini.

Per quanto pesante, è necessario ricordare il passato. L’11 marzo resta il giorno in cui la natura ha imposto dei limiti alla supremazia dell’uomo, mostrandone le più terribili conseguenze. Hiroshima, Nagasaki, Fukushima: tre nomi che, in forma diversa, racchiudono una delle paure più potenti dell’epoca contemporanea. È bello sapere che nel mondo finzionale di manga, anime, film e videogiochi questa si può sconfiggere. Il passo più difficile è combatterla nel mondo reale, ma non è certo una battaglia impossibile.