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L’AgCom non risolve il problema della libertà di Internet

Nella relazione presentata alle Commissioni Comunicazioni e Cultura al Senato dal presidente Corrado Calabrò, l’Agcom non risolve il problema della disciplina del diritto d’autore rimandando, implicitamente, ad una chiarificazione futura, in ambito giuridico, con gli organi competenti e, sopratutto, con la supervisione del potere politico. Anche se è improbabile che il Parlamento si esprima in materia in questa legislatura.
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A cura di Vito Lopriore
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Ieri il presidente dell’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni, Corrado Calabrò, è stato convocato dai senatori Vita e Vimercati, ha risposto alle Commissioni delle Comunicazioni e della Cultura al Senato, sui temi di disciplina del diritto d’autore, regolamentazione dei contenuti sui mezzi elettronici ed equilibrio fra produttori di prodotti audiovisivi, radiofonici e informativi con i distributori –siti, portali, media, blog, testate giornalistiche online, aggregatori ecc. La relazione è disponibile al seguente link grazie ad Agorà Digitale che da anni si batte per una rete libera e democratica. Le nuove reti di comunicazione elettronica spaventano il potere politico, di cui l’AgCom è espressione, anche se dovrebbe essere un’Autority indipendente, super partes, e dovrebbe garantire la parità nell’accesso alla comunicazione audiovisiva, radiofonica ed elettronica italiana; l’interesse per i nuovi media nasce forse dalla paura recondita, dall'impatto sull’opinione pubblica e dalla libertà, che produce potere, della rete. Come controllare l’informazione, se non si ha un controllo diretto sui new media? L’AgCom, semplice. Questo potrebbe essere un punto di vista, a parte le questioni complesse sul copyright di prodotti audiovisivi, musicali e multimediali che pure è un problema serio in Italia e all'estero.

Le dichiarazioni di Calabrò

Calabrò ha uno stile di parlare settato su antichi schemi di comunicazione – considera il termine “pirata” in ambito Internet un neologismo – dichiara: «Internet non è né il bene né il male e non crea un diritto nuovo, è un bene sì ma va regolato per arginare le esternalità negativa. Internet non impone di discriminare tra diritti di serie a e serie b» proponendo a tutti gli stakeholder un equilibrio sostenibile in modo che tutti i consumatori possano usufruire dei prodotti. «Il ruolo dell’AgcCm è stato rafforzato da successive attribuzioni della legge, direttive europee, tuttavia pur poggiando su fondi giuridici ci stiamo muovendo con cautela nella consapevolezza di codificare una trasformazione repentina dunque le soluzioni potranno rappresentare un equilibrio. Ho ritenuto eccessivamente rigide le norme del decreto Romani perchè l’autorità non vuole diventare lo sceriffo di Internet: l’AgCom intende utulizzare l’expertise sul tema del diritto di autore sulle reti di comunicazione elettronica, l’ago magnetico è il bilanciamento tra la rete libera e la proprietà intellettuale». Poi attacca il web: «Amplifica un mare di iniziative ma è più un megafono che un territorio di discussione» un megafono la cui validità è temuta naturalmente, visto che la rete si autobilancia nei contenuti autorevoli e in quelli che invece sono inattendibili o delle copie. Magari Calabrò non ha nemmeno letto qualche commento su Twitter, sbirciato silenziosamente da qualche suo collaboratore per scrivere il testo di presentazione al senato di ieri mattina.

“ Internet non ha necessità di censura, ha – semmai – bisogno di ulteriori garanzie ”
Senatore Vincenzo Maria Vita

«Il sonno della ragione genera mostri – continua il presidente−, l’industria creativa abbia l’incentivo a investire, è un fatto che i mezzi digitali sono un'insidia grazie alla semplicità e facilità d’uso di un file piratato – considerata una espressione nuova , un“neologismo" – per il diritto alla remunerazione dei creatori e fautori dei contenuti, ivi inclusi i giornali». Di nuovo i giornali, l'informazione che dalla carta stampata, in un processo lento in Italia ma comunque molto in crescita, si sta muovendo sul web grazie anche alla diffusione di nuovi dispositivi mobile, come iPad e tablet, che assomigliano ai fogli di carta stampata, ma sono digitali.

Ancora una volta è dimostrato il ritardo della generazione che è al potere oggi rispetto ai paradigmi nuovi della comunicazione mondiale e dell’ICT. Liquidare così la rete, addirittura richiamando il retorico “Il sonno della ragione genera mostri”, citando Goya che fece della pittura uno strumento di protesta sociale, significa che non si vuole comprendere la grandezza del problema.

“ La rete? Amplifica un mare di iniziative ma è più un megafono che un territorio di discussione ”
Corrado Calabrò

Le dichiarazioni del senatore Vita

Risponde il senatore Vita, che aldilà della appartenenze partitiche, discute un tema generale che riguarda l’umanità e che potrebbe cambiare molti assetti sociali e culturali nel nostro paese, in uno stile più chiaro e scorrevole richiama subito il valore delle discussioni in rete: «Pres. Calabrò molte delle domande non sono farina del mio sacco quanto di un’ampia consultazione della rete, universo che non è fatto di eretici ma di cittadini e cittadine; l’AgCom è giunta a maggioranza alll’approvazione dello schema, di cui lei stesso sottolineò le insufficienze. C’è la necessità di una legge equilibrata e calibrata, fonte primaria e doverosa. Nella bella introduzione dei lavori, distribuiti poi ufficialmente, si fa una panoramica sinottica delle normative degli altri paesi: ma gli altri paesi nel mondo hanno una legge di riferimento, anche le più rigide, questo ci manca. Lei pensa che il regolamento possa fare tutto ciò, ampliando il dispositivo della delega già discutibile, ai servizi audiovisivi e radiofonici: rimane il dubbio che alla fine ci possa essere un effetto censorio sui contenuti e ciò può ledere il diritto dei cittadini».

Lawrence-Lessig-fondatore-di-Creative-Commons

Qualora non bastasse l’opinione di esperti di diritto e professionisti del copyright digitale come Marco Scialdone che, occupandosi da anni di Computer Law, digital copyright e diritto societario, entra nel merito delle questioni giuridiche legate al web ed alla regolamentazione dello stesso, citiamo Lawrence Lessig (nella foto accanto) e Creative Commons, magari qualcuno non ne ha mai sentito parlare, e avrebbe dovuto. Lawrence Lessig (1961) è un giurista statunitense, insegna diritto all’Università di Harward ed è direttore della Edmond J. Safra Foundation Center for Ethics. E’ noto come sostenitore della riduzione delle restrizioni legali sul diritto d’autore, marchi commerciali e sullo spettro delle frequenze radio, in particolare per quanto riguarda il digitale. Ha fondato ed è amministratore delegato di Creative Commons, la licenza che permette a chi detiene diritti di copyright di trasmetterne una parte al pubblico e di conservarne altre, attraverso uno schema di licenze e contratti che prevedonono la destinazione di un bene privato al pubblico dominio o per la licenza di contenuti aperti (open content). L’idea è proprio quella di evitare problemi che le attuali leggi di copyright creano alla diffusione e condivisione dei contenuti. Dunque, una via di mezzo tra All rights reserved e No Right reserved, introducendo il concetto di some rights reserved. In Italia usano le licenze Creative Commons il giornale La Stampa, il settimanale Internazionale, il Fatto Quotidiano solo per citarne alcuni.

“ Internet e Pace, lo sentite? Stanno così bene assieme che verrebbe voglia di non spiegare nulla. E’ già tutto lì. ”
Riccardo Luna, tecno-evangelist

Perchè Internet è differente dai media tradizionali?

Proprio perché Internet è territorio di innovazione e sperimentazione, lontano dalla tecnica e dall’epistemologia stessa degli altri media, chi pensa che non ci sia bisogno di una legge ad hoc sbaglia: l’open source ha determinato il successo di tante aziende famose nel mondo, compresa l'italiana Arduino, se Massimo Banzi avesse rivendicato il diritto di proprietà sul microprocessore che ha inventato, che fine e che successo, anche in termini di rendita, avrebbe avuto la sua azienda? Oggi tra i finanziatori c’è anche Google, che apprezza moltissimo le opere open source, anche Android era una startup open source. Internet non è come la tv, non è come il cinema e non è come l’informazione su carta stampata, è una sorta di ibrido più un valore aggiunto che pochi oggi nel mondo sanno stabilire e quantificare. Le piattaforme digitali, attraverso il crowdsourcing, possono avvalersi del contributo di molte persone, anche a titolo gratuito, per migliorare la conoscenza collettiva come insegna il successo planetario di Wikipedia, ma questo può succedere anche in ambito aziendale.

L’Autorità per le Garanzie nelle Comunicazioni parla un linguaggio che, appena pronunciato, è gia vecchio e lontano dalla realtà: perde efficacia vista la non applicabilità ad un campo in continuo cambiamento, seppure una definizione giuridica sia dibattito nell’intero pianeta. La rete per il momento para il colpo attendendo l’Autunno, in cui sarà diramato il testo finale della delibera visto che la consultazione pubblica terminerà a Settembre.

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