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Opinioni
10 Marzo 2015
15:37

La svolta fashion (e poco tecnologica) di Apple

Apple è cambiata e dobbiamo farcene una ragione. Fin dall’arrivo dell’iPhone qualcosa all’interno dell’azienda è mutato profondamente. Ha cominciato a farsi strada la consapevolezza che, ormai, con la potenza non si vendeva più. Con lo status symbol sì.
A cura di Marco Paretti
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Apple è cambiata e dobbiamo farcene una ragione. Fin dall’arrivo dell’iPhone qualcosa all’interno dell’azienda è mutato profondamente. Ha cominciato a farsi strada la consapevolezza che, ormai, con la potenza non si vendeva più. Con lo status symbol sì. Un percorso che ha raggiunto il suo apice ieri, durante la conferenza di lancio del nuovo Apple Watch. In quel momento Apple è per un attimo rimasta sospesa nel vuoto, a metà tra il settore tecnologico e quello della moda. Una situazione in bilico che ha ultimato definitivamente il cambio di rotta di Apple. Che ora vende prodotti fashion.

Gli indizi che avrebbero già dovuto portare ad una considerazione di questo tipo, in realtà, sono sotto gli occhi di tutti da anni. Fin dai primi iPhone e dalle versioni dorate, dagli iPad – anch’essi dorati a partire dal 2014 – fino all’annuncio dell’Apple Watch, un vero e proprio accessorio di moda. La mossa finale, però, è stata quella di ieri: il lancio di un nuovo MacBook disponibile in tre colorazioni: grigio, nero e oro. La linea di prodotti dorati è completa, così come lo è il piano di Apple. Perché questi device, di fatto, non si rivolgono più ai consumatori di un tempo, gli entusiasti della tecnologia e di tutto ciò che è nuovo. No, per loro ci sono i Macbook Pro e gli Air, che sul palco dei Keynote ormai meritano solo piccole citazioni e fugaci comparsate sul maxischermo. I nuovi prodotti si rivolgono agli entusiasti della moda, dell’apparire e del buon gusto. Che delle prestazioni non se ne fanno nulla.

E tutto può essere detto sul nuovo Macbook, ma non che sia un dispositivo completamente al passo con i tempi. Sottilissimo e leggerissimo, il Macbook è dotato di schermo retina da 12 pollici con una densità di 226 ppi. Dal punto di vista hardware, però, il portatile della mela comincia a cedere: un Intel Core M dual-core a 1,1GHz (con Turbo Boost fino a 2,4GHz) per il modello di base, configurabile anche con un Intel Core M dual-core a 1,3GHz (con Turbo Boost fino a 2,9GHz). Nulla di eclatante, anzi. Scheda grafica Intel HD, RAM da 8GB e l’hard disk spazia da 256 GB a 512 GB, entrambi SSD. Una carestia di potenza dovuta ad un solo elemento: le dimensioni. Per ottenere uno spessore di soli 13,1 millimetri Apple ha dovuto ridurre drasticamente la grandezza della scheda madre, eliminando la ventola presente nel Macbook Air e “tagliando” il 67% delle dimensioni. Lo spazio guadagnato è stato occupato dall’elemento che oggi più interessa ai consumatori mainstream: la batteria. L’elemento che ha davvero diviso la critica è stata l’introduzione di una porta unica – di tipo USB-C – che va a sostituire in toto l’USB, il MagSafe e il Thunderbolt. In questo modo, però, il Macbook obbliga i consumatori ad acquistare un adattatore da 79 dollari per collegare dispositivi esterni o semplicemente lavorare a documenti presenti su hard disk mentre il computer è in carica. Una mossa giustificata dal fatto che, secondo Apple, ora tutto passa attraverso il wireless. Vero, ma eliminare tutte le porte nel 2015 non è una mossa vincente: semplicemente il mondo non è ancora pronto per questo futuro.

Il prezzo? Da 1.499€ a 1.829€. Con la stessa cifra è possibile acquistare un MacBook Pro con display retina da 13 pollici e processore a 2,7 GHz. Però, proprio come dicevamo poco sopra, ad Apple ora non interessa vendere i suoi prodotti a chi necessita di potenza; li vuole vendere a chi vuole apparire. E, che piaccia o meno, questa strategia funziona. Basta farsi un giro sui social per capirlo. Al momento dell’annuncio i commenti più gettonati erano “Come ho fatto a vivere senza MacBook dorato fino ad ora?” e “Mio subito”. Al netto delle critiche, che non sono mancate, il nuovo MacBook e la colorazione dorata hanno già avuto successo. Con tutti i controsensi che si portano dietro.

D’altro canto lo sbarco di Apple nel mondo della moda era già un dato di fatto. L’annuncio dell’Apple Watch e le iniziali campagne pubblicitarie avevano già messo le cose in chiaro: apparizioni su Vogue e su Self, l’assunzione di dirigenti di aziende legate al fashion e così via. Che il primo smartwatch della mela fosse un accessorio di moda era lampante e chi ancora non l’aveva capito si è dovuto scontrare con la realtà ieri, quando Tim Cook ha annunciato i prezzi. Basta poco per passare da 349€ a più di 800€ con la sola differenza della cassa e dei cinturini, che arrivano a costare anche 499€. C’è poi l’edizione dorata: 11 mila euro. Una cifra folle? Nì, perché di orologi costosi ne esistono da decenni – così come i loro acquirenti – e Apple punta ad invadere anche quel mercato.

Non stupiscono, quindi, questi prezzi se visti da chi guarda la componente orologistica. Stupiscono chi pensava si trattasse solo di un accessorio tecnologico per il proprio iPhone. Cosa che l’Apple Watch non è, così come il suo target non è quello degli entusiasti del settore informatico. La conferenza di ieri è stata solo la consacrazione ultima di questa linea di pensiero, giunta al suo apice con la “conquista” di uno dei prodotti più tech della mela: i MacBook. E così, pur mantenendo alto il livello qualitativo di hardware e software, l’azienda di Cupertino ha capito che ormai può dedicarsi quasi unicamente al proporre status symbol piuttosto che cercare di sbaragliare la concorrenza sotto il profilo della scheda tecnica. Oro, forme sottili e portatili e un occhio di riguardo per la condivisione. Una ricetta il cui successo è già chiaro, ma che probabilmente farà storcere il naso a chi Apple l’ha sempre seguita per la sua innovazione tecnologica. Ma tant’è, Apple è cambiata e noi non possiamo farci nulla.

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