Bastano due conferenze per comprendere le intenzioni di due delle aziende più al centro della discussione sulla privacy. Da un lato Mark Zuckerberg di Facebook e il suo "Il futuro è privato" annunciato sul palco dell'ultimo F8 appena una settimana fa, dall'altro Sundar Pichai di Google e il motto "Il presente è privato" sottinteso ieri durante tutta la conferenza Google I/O dedicata agli sviluppatori. Due semplici frasi che fanno ben capire qual è l'attuale situazione di due tra le aziende che possiedono più dati personali dei propri utenti e che ne raccolgono di nuovi ogni giorno. E se entrambe parlano di privacy, è innegabile che Facebook continui a farlo in maniera molto vaga, mentre Google sta presentando prodotti e soluzioni concrete pensate con la privacy in mente.

Il fatto che i due keynote siano arrivati a soli 7 giorni di distanza è poi un elemento che ha di certo accentuato questa situazione, un momento fondamentale nella storia del web dove l'azienda leader del settore dei social network si è trovata a dover ricorrere un concetto diametralmente opposto a quello che ha abbracciato negli ultimi anni, passando da un futuro totalmente aperto ad un concetto di social network completamente privato, criptato e riservato. Un cambiamento di certo indotto dagli scandali che ormai colpiscono quasi settimanalmente la creatura di Zuckerberg e che quindi lascia trasparire un senso di rapida organizzazione senza un reale obiettivo in mente. Per questo da un lato ci sono tante parole e dall'altro, quello di Google, ci sono prodotti e demo, elementi concreti che l'azienda ha portato sul palco del suo keynote.

Le promesse di Facebook

La privacy è ormai diventata un elemento chiave di ogni servizio, un orpello che tutte le aziende si stanno affrettando a sbandierare come già hanno fatto con parole come "mobile", "blockchain" e "intelligenza artificiale". Ma, proprio come in questi casi, bisogna ben distinguere chi promette perché deve farlo da chi invece concretizza queste promesse nelle sue azioni. Facebook ha annunciato la crittografia per Messenger e Instagram, ma senza fornire una data di lancio – in realtà questa funzione era già stata annunciata a gennaio – e non ha ancora rilasciato l'opzione per eliminare tutti i propri dati annunciata lo scorso anno durante l'F8 del 2018. Stesso discorso per il progetto di trasferimento dati tra le app, annunciato da ormai 10 mesi e mai più ripreso. Sono passati ormai 12 anni dal primo scandalo privacy di Facebook, eppure, anche dopo più di un anno da Cambridge Analytica, il social network continua a parlare di privacy senza concretizzare (quasi) nulla.

Google I/O e la (vera) privacy

Dall'altro lato la conferenza di Google ha dimostrato come invece l'azienda di Pichai non solo abbia le idee chiare sulla sua comunque difficile posizione in termini di privacy, ma sappia anche presentare elementi concreti che possano accompagnare le promesse di riservatezza. "Il nostro lavoro sulla privacy e sulla sicurezza non è mai finito" ha spiega. "Vogliamo fare di più per anticipare le richieste in continua evoluzione degli utenti". Anche qui: promesse. Poi però ci sono le cose concrete. Prima di tutto quelle passate: la modalità incognito di Chrome, l'interruzione dell'utilizzo dei contenuti di Gmail per targettizzare le pubblicità e l'impossibilità da parte degli sviluppatori di accedere alle email.

Privacy secondo Google: sempre meno dati nei server

Google non è una santa, ma non è un caso che negli ultimi anni gli scandali che l'hanno colpita abbiano riguardato elementi come la collaborazione con i militari e non fumosi trattamenti dei dati personali. Solo nell'ultimo mese Google ha lanciato la possibilità di utilizzare i telefoni Android come chiavi di sicurezza fisiche e una funzionalità di cancellazione automatica della propria attività sul web dopo 3 o 18 mesi. Durante il keynote ha pubblicato le sue regole per la privacy relative ai prodotti "Made by Google", all'interno delle quali indica esattamente come i produttori utilizzeranno i dati e in che modo gli utenti avranno il controllo su questi elementi. Un esempio? Il nuovo Nest Home Max dotato di fotocamera effettuerà i processi di riconoscimento facciale totalmente all'interno del dispositivo e non invierà nessun dato ai server dell'azienda. Discorso simile per il nuovo Android Q: tutti i processi relativi alla privacy – sono oltre 50 presentati ieri – saranno effettuati nel device, mentre l'Assistente virtuale sarà contenuti direttamente nello smartphone – il peso è passato da 100 GB a 500 MB – e non richiederà l'invio di dati ai server di Big G.

Un approccio che peraltro unisce privacy e funzionalità, perché ora navigare all'interno del sistema con la voce è ancora più rapido e Android può utilizzare questa potenza di calcolo per trascrivere conversazioni e video per i non udenti senza inviare nessun dato a Google. È un approccio che solo Apple sta utilizzando da ormai diverso tempo sui suoi dispositivi. Ed è un elemento fondamentale: se tutti i dati restano all'interno dei dispositivi, sono meno soggetti ad attacchi informatici o a falle nella sicurezza delle infrastrutture dei giganti tecnologici. Apple e Google in questo sono le due pioniere. Facebook, invece, sta ancora trattando la privacy come un elemento della strategia di marketing. Parlando e non mostrando nulla.