Zuckerberg non sembra più lo stesso. E Facebook non sarà più lo stesso, almeno superficialmente. Nel corso del keynote d'apertura dell'F8, l'annuale conferenza che il social network dedica agli sviluppatori, l'Amministratore Delegato di Facebook si è presentato sul palco con un nuovo mantra e una grande scritta alle sue spalle, "Il futuro è privato", con la quale ha annunciato cambiamenti piuttosto radicali per gran parte delle applicazioni e dei servizi della sua azienda che, ricordiamolo, non è solo Facebook e Messenger, ma anche WhatsApp, Instagram e Oculus.

Ed è una dichiarazione importantissima, considerando il messaggero. Ma anche se per i più ottimisti le parole di Zuckerberg sono una chiara dimostrazione dell'intenzione di sistemare molti degli errori fatti nel passato, per i più pessimisti (e per chi conosce bene la storia e le fondamenta del social network) quanto detto dal CEO di Facebook potrebbe essere solo una mera strategia di marketing. Arrivata, tra l'altro, piuttosto in ritardo, dopo due anni passati con un continuo altalenare tra crisi e scandali relativi proprio alla privacy.

"So che non abbiamo la migliore reputazione sulla privacy, ma per noi inizia un nuovo capitolo. E sono fiducioso perchè abbiamo dimostrato di saper dare agli utenti i prodotti che vogliono. La privacy ci dà la libertà di essere noi stessi" – ha spiegato Zuckerberg sul palco di San José – "Per questo le applicazioni si concentreranno su messaggi privati, storie, piccoli gruppi e pagamenti sicuri".

Una novità strana, ma vera. Soprattutto se ad introdurla è la stessa persona che nel 2010, sullo stesso palco, con la frase d'apertura "Future is open" (il futuro è aperto) aveva, con orgoglio e forse troppa fiducia in se stesso, dichiarato chiusa "l'era della privacy" presentando il nuovo Open Graph, un nuovo protocollo aperto che ha di fatto esteso il Social Graph (un grafo che descrive la struttura sociale di interconnessioni tra utenti ed aziende) del network di Menlo Park a tutto il web.

La struttura grafica di Open Graph su Facebook
in foto: La struttura grafica di Open Graph su Facebook

Ma, ragionandoci bene, questo cambio di rotta non deve sorprendere. D'altronde negli ultimi 9 anni ne sono successe di cose. La piattaforma di Zuckerberg è cresciuta tantissimo, è sopravvissuta a numerosi scandali (come l'accesso alla rubrica di 1.5 milioni di utenti senza consenso, l'utilizzo dei dati degli utenti per combattere le aziende nemiche, l'archivio di 540 milioni di dati accessibile a chiunque, fino a quello di Cambridge Analytica), ed ha dovuto pagare numerose multe. Avvenimenti importanti, che hanno spinto Facebook ad un cambiamento (probabilmente involontario) ed hanno fatto crescere Zuck, costringendolo ad ammettere al Congresso americano di aver fatto degli errori e di voler rimediare.

Facebook: da piazza globale a salotto di casa

La visione del CEO di Facebook si trasforma da una piazza globale al salotto di casa, dove non è importante quanto si condivide, ma come si condivide. E il cambiamento ruoterà attorno a cinque principi fondamentali, attraverso i quali Zuckerberg vuole mandare un messaggio chiaro e ben preciso (non ha intenzione di conservare i dati degli utenti): riduzione del tempo in cui l'azienda conserverà i dati, sicurezza, interoperabilità, interazioni private e (soprattutto) crittografia.

E questa fantomatica trasformazione è iniziata lo scorso marzo, quando con una nota sulla sua pagina di Facebook, il Re di Menlo Park anticipava quanto detto sul palco dell'F8.

Gepostet von Mark Zuckerberg am Mittwoch, 6. März 2019

"Pensando al futuro di internet, credo che una piattaforma focalizzata sulle comunicazioni private diventerà sempre più importante rispetto alle attuali piattaforme aperte" – ha scritto Mark – "Oggi vediamo già che la messaggistica privata, le storie effimere e i piccoli gruppi sono le aree che crescono di più nella comunicazione online".

La privacy non è (solo) crittografia

Sarà, ma il modo in cui Zuckerberg ha definito la privacy negli ultimi tempi, non ha la stessa interpretazione che potrebbero attribuire all'argomento le persone comuni. Soprattutto dopo i recenti scandali. Perché, quando le persone discutono di privacy su Facebook, difficilmente si preoccupano dei sistemi di criptaggio end-to-end, ma associano il social network a tutta una serie di algoritmi affamati di dati personali, con il compito di capire gli interessi, gli amici, le attività, gli acquisti, i video, le foto e gli hobby di ognuno degli iscritti, con scopi prettamente rivolti alla pubblicità e alla targhetizzazione.

Certo, con le conversazioni crittografate end-to-end, teoricamente tutti gli utenti di Facebook e WhatsApp non dovrebbero più preoccuparsi che qualcuno possa leggere le proprie chat private. Ma, in ogni caso, Facebook avrà comunque modo di capire con chi si sta conversando, dove lo si sta facendo e – di nuovo – quali sono i propri interessi etc. etc. Con l'obìiettivo di vendere prodotti nelle settimane a seguire.

E questa non è privacy, in nessuna interpretazione semantica della parola. Sembra piuttosto un muro in cartongesso costruito per nascondere una parete macchiata dall'umidità.