"Quando c'è così tanta pressione, sai di essere al lavoro su qualcosa di importante". Così il responsabile di Libra, David Marcus, ha risposto ai recenti abbandoni da parte di PayPal, Visa, Mastercard, eBay e gli altri principali circuiti di pagamento statunitensi, che non faranno parte dei membri iniziali della Libra Association, l'associazione che gestirà la criptovaluta presentata da Mark Zuckerberg pochi mesi fa. La risposta di Marcus era prevedibile: la strategia di Facebook con accuse di questo tipo è ormai rodata e prevede quasi sempre la formula del "noi stiamo portando il mondo nel futuro, chi ci critica è ancorato al passato". Eppure le polemiche che hanno colpito Libra nel corso delle ultime settimane sono tutto tranne che congedabili con un tweet. D'altronde proprio le pressioni di alcuni membri del congresso hanno fatto saltare alcuni tra i più importanti circuiti legati a Libra, ai quali è stato chiaramente fatto capire che una loro eventuale partecipazione nel progetto li avrebbe esposti ad un rigoroso scrutinio non solo dell'attività legata a Libra ma anche delle loro normali operazioni finanziarie. Così la criptovaluta di Zuckerberg si è ritrovata azzoppata nel giro di una settimana.

Lanciata il 18 giugno di quest'anno, Libra sembrava inizialmente impossibile da fermare. L'azienda con più utenti al mondo e alcune tra le più grandi aziende finanziarie hanno presentato una visione ampia e precisa di una criptovaluta internazionale basata sulla tecnologia blockchain ma con la stabilità di una stablecoin. Nei primi giorni Libra sembrava essere destinata a diventare la nuova valuta mondiale. Poi, però, l'entusiasmo si è calmato. E sono cominciate le diserzioni. Il 4 ottobre PayPal ha annunciato ufficialmente l'abbandono del progetto, seguito ad una settimana di distanza da Visa, Mastercard, Stripe, Mercado Pago ed eBay. Di fatto, quindi, ad oggi Libra non ha un partner di rilievo sul territorio statunitense.

Perché hanno abbandonato tutti in un giorno

Ma perdere 5 partner di questo spessore in un giorno non è stato un evento casuale. Il prossimo 14 ottobre, a Ginevra, si svolgerà il primo incontro ufficiale tra i membri fondatori dell'associazione, un'occasione durante la quale saranno definiti i vari ruoli delle aziende partecipanti e sarà firmata la prima carta ufficiale della Libra Association. In breve, da quel momento in poi i membri dovranno garantire un impegno formale nel progetto di Facebook. Per questo il momento migliore per uscire dalla visione di Zuckerberg è ora: 3 giorni dopo, con la firma della carta, sarebbe stato molto più complesso. Anche per questo, però, la corsa verso l'uscita non deve sembrare necessariamente un colpo mortale per Libra: la maggior parte delle aziende che questa settimana hanno abbandonato il progetto hanno comunque spiegato di volerne seguire lo sviluppo per poi decidere se rientrare o meno. Una decisione comprensibile visti i molti punti non particolarmente chiari di Libra.

D'altronde la situazione è semplice: Libra non ha ancora spiegato (bene) come intende gestire elementi come la lotta al riciclaggio del denaro, un fattore che ha portato a numerose polemiche da parte dei regolatori e del congresso americano. Ad eccezione di eBay, gli altri istituti che hanno abbandonato l'associazione sono tutti circuiti di pagamento e, in quanto tali, soggetti a requisiti relativi a frodi, riciclaggio ed eventuali sanzioni. Quando i governi hanno iniziato a capire che Libra poteva non soddisfare pienamente questi requisiti, hanno cominciato a fare pressioni sugli istituti partner. "Sembra che Facebook voglia i benefici dell'attività finanziaria senza la responsabilità di essere regolamentata in quanto azienda di servizi finanziari" avevano scritto i senatori Schatz and Brown a tre delle aziende che oggi hanno lasciato Libra, sottolineando come eventuali scivoloni di Libra avrebbero avuto ricadute anche su Visa, Mastercard e le altre realtà. Che, basando il proprio business sui circuiti di pagamento, non possono permettersi accuse di questo tipo.

E chi è rimasto? Di fatto, a restare all'interno dell'associazione sono realtà che non hanno paura di ripercussioni di questo tipo: sono organizzazioni di beneficienza, investitori e servizi come Uber e Lyft. Tutte realtà che non stanno affrontando pressioni simili a quelle che hanno colpito i circuiti di pagamento perché non vedono il proprio core business messo al centro della discussione. Il vero problema è che queste realtà, per quanto grandi e importanti, non potranno risolvere l'enorme problema attuale del progetto di Libra. Che ha una necessità fondamentale: un circuito di pagamento.

Il vero problema di Libra

Per capirne il motivo bisogna guardare alla criptovaluta che per prima ha portato il settore alla ribalta, i Bitcoin. Al di là dell'entusiasmo per questa nuova moneta sicura e immediata, i problemi con le criptovalute basate su blockchain iniziano nel momento in cui la valuta esce dal circuito chiuso del sistema e viene convertita in denaro reale. Nei primi momenti di vita di Bitcoin, uno dei problemi più lampanti si è rivelato essere il fatto che questa conversione avveniva senza il benché minimo rispetto delle regolamentazioni sul riciclaggio di denaro, un elemento che ha portato all'imposizione di regole chiare sull'identificazione di chi sta comprando o vendendo Bitcoin. È il "Know Your Customer" americano, conosci il tuo cliente, che ora tutti devono osservare. In questo panorama, l'elemento fondamentale del sistema è l'azienda che fa da portale per l'ingresso e l'uscita del denaro. E Libra non fa eccezione.

Nei piani iniziali del progetto, questo importante e sensibile ruolo doveva essere affidato proprio ai circuiti di pagamento come Visa e Mastercard, ai quali sarebbe stato affidato il compito di gestire i complessi requisiti regolatori sulla conversione di Libra in dollaro e viceversa. Dopo l'abbandono di massa di tutti i principali circuiti partner, però, Libra si è ritrovata senza un membro dell'associazione in grado di garantire questa operazione, elemento che più di tutti rende incerto il futuro della criptovaluta. Chiunque decida di prendere quel posto, anche tra i circuiti più piccoli che fino ad oggi non avevano espresso interesse in Libra, avrà su di sé una pressione enorme da parte dei governi e di certo un percorso estremamente difficile da percorrere.