Lo scacco matto di Trump nei confronti di Huawei, che ha quasi “costretto” Google ed altre aziende statunitensi ed europee a chiudere totalmente i rapporti con la casa di Shenzen, avrà conseguenze importanti. E soprattutto per un settore in particolare che, anche se meno pop di quello degli smartphone, è di vitale importanza per gli utenti: quello delle infrastrutture. E in attesa di conoscere quale sarà l’epilogo di questa complessa vicenda macroeconomica, che potrebbe chiudersi probabilmente con un nulla di fatto dopo l’incontro di Trump con il Presidente della Cina al prossimo G20, è lecito domandarsi quali potrebbero essere il futuro dei Mate X, il primo smartphone pieghevole dell’azienda, e della famiglia Mate 30, l’attesissimo top di gamma di Huawei che dovrebbe essere presentato il prossimo autunno.

Il futuro del Huawei Mate X dopo il blocco di Android

Se è chiaramente impossibile ipotizzare come andrà a finire realmente questa complessa disputa, analizzando i fatti delle ultime ore un’idea sul futuro di Mate X e Mate 30 ce la si può fare. Anche se, qualora la situazione rimanesse la stessa di oggi, tutto potrebbe dipendere da un fattore essenziale: ossia lo stato d’avanzamento della produzione dei nuovi smartphone di Huawei.

Perché il punto è questo, tutti gli utenti che hanno già acquistato un dispositivo marchiato Huawei ed Honor, che secondo Canalys rappresentano il 25% delle quote di mercato globale degli smartphone, possono dormire sonni tranquilli: la mossa decisa da Google di revocare la licenza d’uso di Android non dovrebbe comportare problemi per tutti i dispositivi già venduti e quelli in stock, pronti alla consegna. Insomma non si tratta di una decisione retroattiva e sia il Play Store, che tutti i servizi Google, continueranno a funzionare.

E la possibile accelerazione da parte di Huawei per quanto riguarda la data di vendita ufficiale del Mate X, che dovrebbe essere prevista per questo luglio, è la prova che il colosso di Shenzen aveva già da tempo anticipato la mossa di Trump e che, probabilmente, una scorta del suo smartphone pieghevole potrebbe essere pronta alla vendita: con questa ipotesi, e solo con questa ipotesi, si potrebbe pensare che il Huawei Mate X sarà venduto senza alcun problema, e non verrà travolto dal polverone alzatosi negli ultimi giorni. Ma, probabilmente, sarà disponibile con scorte più limitate del previsto.

Qualora il Mate X non fosse già nei magazzini di Huawei però, l’azienda di Shenzen dovrebbe iniziare a lavorare da zero su tutto quello che riguarda il software di gestione del dispositivo. Ed è in questo caso che per Huawei inizierà quello denominato (stesso dai vertici del colosso) “il piano B”, ossia l’utilizzo di un sistema operativo proprietario basato sulla versione Open Source di Android e personalizzato dalla EMUI, l’interfaccia grafica di Huawei da tempo presente negli smartphone dell’azienda.

In soldoni Huawei OS, sarebbe questo il nome del sistema operativo di Shenzen, potrebbe essere caratterizzato da un’interfaccia grafica esteticamente molto simile a quella attualmente presente sugli smartphone Android di Huawei, ma non avrebbe accesso al Play Store, a tutti i servizi di protezione di Google, agli aggiornamenti di sicurezza e alle applicazioni di Mountain View come Google Maps.

Il futuro del Mate 30 Pro dopo il blocco Android

Verosimilmente, in attesa di conoscere le mosse dei fornitori di chip statunitensi ed europei, estremamente importanti non solo per gli smartphone, ma anche per il mercato dei computer portatili di Huawei, è lecito ipotizzare un primo vero e proprio stop nell’utilizzo dell’attuale versione di Android con il prossimo nuovo smartphone che sarà presentato dall’azienda. Ossia il Mate 30, il successore dell’apprezzatissimo Mate 20, che sarà svelato entro il prossimo autunno.

E il motivo è semplice. Come da tradizione, Huawei ha voluto attendere il rilascio di Android Q, la nuova versione del sistema operativo di Google, per renderla disponibile sin dal primo avvio con il suo prossimo top di gamma e, considerando che la data ufficiale di release dovrebbe arrivare – appunto – in autunno, è probabile che il colosso di Shenzen non abbia ancora avuto tutte le licenze e le certificazioni del caso. E, se nulla cambia, mai le avrà. D’altronde la notizia della rimozione del Huawei Mate 20 dal programma beta di Android Q potrebbe dare un’indizio ben chiaro su quale sarà il destino (a breve termine) dei dispositivi Huawei.